On Damascius' "De principiis": the main focus of this essay wants to be the analysis – both historical and speculative – of the last Neo-platonic philosophy after Proclus from the privileged point of view of the finest metaphysical treatise surviving about the year 529 (closing of Platonic Academy by means of Justinian edict). At least three respects must be pointed out: I) Damascius aims to consider radically not only the One as the highest principle but also that principle which is besides the One; as a result his metaphysics becomes a protology (similar to Dionysius the Areopagite's hypermetaphysics, but rationally), since he does not proceed from the One downward but mainly from the One upward, towards the apophatic principle. II) The first Italian version of the treatise has planned on highlighting the rhetorical strategy tinged with Damascius' research: not only is the last scholar an aporetic philosopher but also his modus scribendi is euporetic. The perspectives that arise from aporetic hermeneutics shed light on logos as open wide, in order to glimpse the ineffable as ineffable, setting it free from rational implications specially through endeixis, hyparxis and intelligible labour pains. III) Since the primum primorum is ineffable and since the whole comes from the ineffable, all of the enads and of the triads of Neo-Platonic theoretical building are ineffable and essentially unknowable; this is not scepticism because of the nature of the first principle: it is known as unknowable, which is the rational way to preserve its apophatic (and not simply cataphatic) trascendence. Therefore it will be argued that Damascius' rational mysticism shows hypermetaphysical ineffable is both above the One and just inside each level of human thought: logos is so strong to go beyond itself somehow.

Intendimento precipuo del presente contributo vuole essere l'indagine sia speculativa sia storica della mistica razionale sottesa al "De principiis" di Damascio. La cura della prima versione italiana del trattato ha permesso di mettere a fuoco almeno tre aspetti poziori di quello che potrà pleno jure essere considerato l'estremo filosofo dell'Academia neoplatonica e, più latamente, l'ultimo filosofo greco tout court: I) l'opera in oggetto, collocandosi a ridosso del torno di anni dell'editto giustinianeo del 529, rappresenta una specola privilegiata per traguardare la trajettoria della teoresi ateniese successiva a Proclo; se questi è per solito presentato quale il punto di arrivo e l'approdo di sistemazione della temperie neoplatonica, Damascio offre invece la possibilità di considerare una via minoritaria e, sotto molti rispetti, eterodossa nell'ispezione filosofica durante l'autunno dell'Academia, virando lo sguardo verso spazî di ricerca (in primis l'ineffabile) che costituiscono un ponte con il coevo neoplatonismo cristiano, segnatamente in Dionigi ps.-Areopagita. II) L'esame linguistico del trattato damasciano ha condotto a valutare la specificità dell'indagine del Nostro circa il rapporto tra apofatismo e catafatismo; Damascio, infatti, risulta articolare una metafisica dell'aporia in senso ricco, laddove cioè l'aporia è valutata non come un ostacolo al logos bensì come il suo spalancamento su un oltre che lo supera e che, pur senza lasciarsi nemmeno intravedere in alcun modo, tuttavia comunica al logos medesimo la limitatezza e l'insufficienza dell'intelletto verso se stesso. Tale struttura euporetica è venuta emergendo come sviluppata da Damascio non solo sotto il rispetto speculativo ma anche sotto il rispetto retorico, segnatamente mediante la calibrata tecnica espositiva del subprincipiamento, dell'in-dicazione allusiva e dello stilema della presenza-assenza nelle doglie filosofiche. III) In ultimo, il programma speculativo di Damascio mostra la sua cifra rispetto al prevalente impianto neoplatonico in forza del trascendimento che opera dalla metafisica alla protologia; nel De principiis, infatti, viene agíta una radicalizzazione dell'istanza giamblichea – a lungo negletta – del principio che è addirittura al di sopra dell'uno e della sostanza, tanto da essere impensabile e ineffabile. L'ineffabile presso Damascio è strutturale e pienamente razionale, portando l'autore a oltrepassare anche l'uno stesso; l'ineffabile è la chiave di violino secondo cui rileggere l'intiera partitura della gerarchia ontologica dell'essere, così che tutta la trama delle triadi e delle enadi sia in ultima analisi incompleta e non autosufficiente, perché l'origine primissima del tutto e del sovratutto resta incognita e impronunciabile: l'ipermetafisica damasciana chiude pertanto il neoplatonismo tardoantico pagano con il monito che l'ineffabile e l'inconoscibile sono non solo al di sopra del mondo cosmico ma, essendo principio originante del tutto-uno, sono anche e soprattutto dentro le fibre vive dell'architettura dell'essere e della vita.

(2019). Paralipomeni sul "De principiis" di Damascio: intorno alla teoresi dell'apofatismo [doctoral thesis - tesi di dottorato]. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/128667

Paralipomeni sul "De principiis" di Damascio: intorno alla teoresi dell'apofatismo

OTTOBRINI, Tiziano
2019-06-05

Abstract

Intendimento precipuo del presente contributo vuole essere l'indagine sia speculativa sia storica della mistica razionale sottesa al "De principiis" di Damascio. La cura della prima versione italiana del trattato ha permesso di mettere a fuoco almeno tre aspetti poziori di quello che potrà pleno jure essere considerato l'estremo filosofo dell'Academia neoplatonica e, più latamente, l'ultimo filosofo greco tout court: I) l'opera in oggetto, collocandosi a ridosso del torno di anni dell'editto giustinianeo del 529, rappresenta una specola privilegiata per traguardare la trajettoria della teoresi ateniese successiva a Proclo; se questi è per solito presentato quale il punto di arrivo e l'approdo di sistemazione della temperie neoplatonica, Damascio offre invece la possibilità di considerare una via minoritaria e, sotto molti rispetti, eterodossa nell'ispezione filosofica durante l'autunno dell'Academia, virando lo sguardo verso spazî di ricerca (in primis l'ineffabile) che costituiscono un ponte con il coevo neoplatonismo cristiano, segnatamente in Dionigi ps.-Areopagita. II) L'esame linguistico del trattato damasciano ha condotto a valutare la specificità dell'indagine del Nostro circa il rapporto tra apofatismo e catafatismo; Damascio, infatti, risulta articolare una metafisica dell'aporia in senso ricco, laddove cioè l'aporia è valutata non come un ostacolo al logos bensì come il suo spalancamento su un oltre che lo supera e che, pur senza lasciarsi nemmeno intravedere in alcun modo, tuttavia comunica al logos medesimo la limitatezza e l'insufficienza dell'intelletto verso se stesso. Tale struttura euporetica è venuta emergendo come sviluppata da Damascio non solo sotto il rispetto speculativo ma anche sotto il rispetto retorico, segnatamente mediante la calibrata tecnica espositiva del subprincipiamento, dell'in-dicazione allusiva e dello stilema della presenza-assenza nelle doglie filosofiche. III) In ultimo, il programma speculativo di Damascio mostra la sua cifra rispetto al prevalente impianto neoplatonico in forza del trascendimento che opera dalla metafisica alla protologia; nel De principiis, infatti, viene agíta una radicalizzazione dell'istanza giamblichea – a lungo negletta – del principio che è addirittura al di sopra dell'uno e della sostanza, tanto da essere impensabile e ineffabile. L'ineffabile presso Damascio è strutturale e pienamente razionale, portando l'autore a oltrepassare anche l'uno stesso; l'ineffabile è la chiave di violino secondo cui rileggere l'intiera partitura della gerarchia ontologica dell'essere, così che tutta la trama delle triadi e delle enadi sia in ultima analisi incompleta e non autosufficiente, perché l'origine primissima del tutto e del sovratutto resta incognita e impronunciabile: l'ipermetafisica damasciana chiude pertanto il neoplatonismo tardoantico pagano con il monito che l'ineffabile e l'inconoscibile sono non solo al di sopra del mondo cosmico ma, essendo principio originante del tutto-uno, sono anche e soprattutto dentro le fibre vive dell'architettura dell'essere e della vita.
31
2017/2018
STUDI UMANISTICI INTERCULTURALI
DALMASSO, Gianfranco
GIANNETTO, Enrico
Ottobrini, Tiziano
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