L’Inno omerico a Ermes nel quale, tra il serio e il faceto, l’anonimo autore racconta due episodi fondamentali nell’infanzia del dio, costituisce una delle pagine più divertenti nel panorama della poesia greca arcaica. Lingua e stile fanno pensare a una datazione relativamente tarda (VI secolo), ma nessuno studio sistematico è stato finora dedicato al problema della sua localizzazione (a differenza di quanto è accaduto nel caso degli altri Inni omerici maggiori). Tuttavia, il confronto con le tradizioni poetiche locali apre nuove prospettive di ricerca e consente di raggiungere risultati inediti: l’episodio centrale dell’Inno, ossia il furto delle vacche di Apollo da parte del neonato Ermes, deve essere messo in relazione con la ricca tradizione di miti di abigeato nati nel Peloponneso occidentale (e connessi in particolare con il regno miceneo di Pilo). Nel corso del VII secolo, insieme alle genti stanziate nel regno di Pilo, migrarono ad Atene le loro tradizioni mitiche, e lì furono rielaborate. Tra queste si deve includere anche il mito del furto delle vacche di Apollo, poiché l’Inno omerico a Ermes si presenta come il prodotto di un abile poeta ateniese. L’accurata analisi delle testimonianze vascolari, oltre a numerosi indizi di carattere storico e cultuale, rimanda infatti da vicino alla realtà ateniese e consente di collocare il carme, con più precisione, negli anni a cavallo tra la fine del VI e l’inizio del V secolo, in contemporanea con l’introduzione del culto di Ermes ad Atene per opera dei Pisistratidi. La composizione dell’Inno si inserisce nel medesimo movimento culturale ed è probabile che esso servisse come proemio per i nuovi concorsi rapsodici delle Panatenee.

(2011). L'"Inno omerico a Ermes" e le tradizioni locali . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/150796

L'"Inno omerico a Ermes" e le tradizioni locali

Nobili, Cecilia
2011-01-01

Abstract

L’Inno omerico a Ermes nel quale, tra il serio e il faceto, l’anonimo autore racconta due episodi fondamentali nell’infanzia del dio, costituisce una delle pagine più divertenti nel panorama della poesia greca arcaica. Lingua e stile fanno pensare a una datazione relativamente tarda (VI secolo), ma nessuno studio sistematico è stato finora dedicato al problema della sua localizzazione (a differenza di quanto è accaduto nel caso degli altri Inni omerici maggiori). Tuttavia, il confronto con le tradizioni poetiche locali apre nuove prospettive di ricerca e consente di raggiungere risultati inediti: l’episodio centrale dell’Inno, ossia il furto delle vacche di Apollo da parte del neonato Ermes, deve essere messo in relazione con la ricca tradizione di miti di abigeato nati nel Peloponneso occidentale (e connessi in particolare con il regno miceneo di Pilo). Nel corso del VII secolo, insieme alle genti stanziate nel regno di Pilo, migrarono ad Atene le loro tradizioni mitiche, e lì furono rielaborate. Tra queste si deve includere anche il mito del furto delle vacche di Apollo, poiché l’Inno omerico a Ermes si presenta come il prodotto di un abile poeta ateniese. L’accurata analisi delle testimonianze vascolari, oltre a numerosi indizi di carattere storico e cultuale, rimanda infatti da vicino alla realtà ateniese e consente di collocare il carme, con più precisione, negli anni a cavallo tra la fine del VI e l’inizio del V secolo, in contemporanea con l’introduzione del culto di Ermes ad Atene per opera dei Pisistratidi. La composizione dell’Inno si inserisce nel medesimo movimento culturale ed è probabile che esso servisse come proemio per i nuovi concorsi rapsodici delle Panatenee.
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