Leonardo Zanier (1935-2017) è stato un emigrante friulano in Svizzera. Dall’inizio degli anni Sessanta, scelse di affiancare alla sua attività professionale la militanza nelle Colonie libere italiane, una delle principali realtà associative nate in seno alle comunità italiane all’estero. Mentre conseguiva il diploma di perito edile, Zanier intraprese un percorso di formazione politica che, nel giro di pochi anni, ne fece un sostenitore eterodosso del Partito comunista italiano. Lettore del "Mondo" di Pannunzio e dell’"Espresso", il giovane Zanier si caratterizzava per una forte vocazione anticonformista che, almeno fino all’inizio degli anni Sessanta, lo collocò in posizione defilata dal partito, nella cui federazione giovanile militò per un anno soltanto. Furono l’esperienza emigratoria intrapresa nel 1957 e l’attenzione per i problemi della formazione professionale tra gli emigrati ad avvicinarlo alle Colonie libere e al Partito comunista: quelle organizzazioni erano sorte come espressione dell’antifascismo italiano in Svizzera e, dopo la seconda guerra mondiale, divennero espressione della sinistra italiana, con una prevalenza, in molte sedi, di organizzatori e animatori comunisti. Delle Colonie libere Zanier divenne presidente; nel 1970, riuscì a ottenere l’apertura della prima sede ECAP-CGIL in Svizzera, che nel giro di pochi anni sarebbe diventato il principale centro per la formazione professionale degli emigrati nel paese. Sempre nel 1970 fu tra i principali animatori della mobilitazione degli immigrati italiani contro le iniziative anti-stranieri promosse dal politico James Schwarzenbach, nel corso della quale venne organizzato il “Primo convegno unitario delle associazioni degli emigrati italiani”, riunito il 25 e il 26 aprile di quell’anno, nella città di Lucerna. L’evento ebbe molta attenzione da parte della stampa dei due paesi e dell’opinione pubblica: la documentazione raccolta da “Quaderni emigrazione” presenta interventi pubblicati su centotrentacinque testate, almeno in parte di rilevanza nazionale come il “Corriere della Sera” e la “Neue Zuercher Zeitung”. Da quel convegno, sarebbe poi sorto il Comitato Nazionale di Intesa che si pose l’obiettivo di individuare e risolvere le tensioni interne ed esterne alla comunità italiana, interloquendo con partiti e istituzioni dei due paesi. Per qualche anno, all’inizio degli anni Settanta, Zanier divenne così la più influente personalità dell’emigrazione italiana in Svizzera, particolarmente apprezzato dalla CGIL romana, proprio in ragione del successo ottenuto dall’ECAP che aprì sedi in tutto il paese: per questo nel 1975 si trasferì a Roma dove fu responsabile di uffici sindacali, segretario nazionale della COOPSIND e dell’ECAP stessa. Oltre al lavoro migrante e alla formazione professionale finirono al centro della sua elaborazione teorica e della sua azione politica le questioni concernenti le minoranze linguistiche e la valorizzazione di aree socio-economicamente depresse del paese. Zanier fu senza dubbio un soggetto caratterizzato da uno sguardo transnazionale, dalla capacità di riflettere su un fenomeno di grande rilevanza politica come la migrazione, tenendo insieme problemi e questioni dei paesi d’origine con i problemi e le questioni dei paesi d’approdo. Dalla metà degli anni Sessanta si mantenne nell’orbita del Partito comunista italiano, tanto da essere anche intercettato e schedato dalla polizia politica elvetica che, fino al suo rientro in Italia, lo considerò un pericoloso sovversivo. Chiusa l’esperienza romana, Zanier rientrò in Ticino dove si dedicò a tempo pieno ad attività di animazione culturale, coltivando il talento letterario espresso a partire dalla fine degli anni Cinquanta e dalla metà degli anni Settanta riconosciuto a livello internazionale.

(2020). Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta (1935-2017 ) . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/159573

Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta (1935-2017 )

Barcella, Paolo;Furneri, Valerio
2020

Abstract

Leonardo Zanier (1935-2017) è stato un emigrante friulano in Svizzera. Dall’inizio degli anni Sessanta, scelse di affiancare alla sua attività professionale la militanza nelle Colonie libere italiane, una delle principali realtà associative nate in seno alle comunità italiane all’estero. Mentre conseguiva il diploma di perito edile, Zanier intraprese un percorso di formazione politica che, nel giro di pochi anni, ne fece un sostenitore eterodosso del Partito comunista italiano. Lettore del "Mondo" di Pannunzio e dell’"Espresso", il giovane Zanier si caratterizzava per una forte vocazione anticonformista che, almeno fino all’inizio degli anni Sessanta, lo collocò in posizione defilata dal partito, nella cui federazione giovanile militò per un anno soltanto. Furono l’esperienza emigratoria intrapresa nel 1957 e l’attenzione per i problemi della formazione professionale tra gli emigrati ad avvicinarlo alle Colonie libere e al Partito comunista: quelle organizzazioni erano sorte come espressione dell’antifascismo italiano in Svizzera e, dopo la seconda guerra mondiale, divennero espressione della sinistra italiana, con una prevalenza, in molte sedi, di organizzatori e animatori comunisti. Delle Colonie libere Zanier divenne presidente; nel 1970, riuscì a ottenere l’apertura della prima sede ECAP-CGIL in Svizzera, che nel giro di pochi anni sarebbe diventato il principale centro per la formazione professionale degli emigrati nel paese. Sempre nel 1970 fu tra i principali animatori della mobilitazione degli immigrati italiani contro le iniziative anti-stranieri promosse dal politico James Schwarzenbach, nel corso della quale venne organizzato il “Primo convegno unitario delle associazioni degli emigrati italiani”, riunito il 25 e il 26 aprile di quell’anno, nella città di Lucerna. L’evento ebbe molta attenzione da parte della stampa dei due paesi e dell’opinione pubblica: la documentazione raccolta da “Quaderni emigrazione” presenta interventi pubblicati su centotrentacinque testate, almeno in parte di rilevanza nazionale come il “Corriere della Sera” e la “Neue Zuercher Zeitung”. Da quel convegno, sarebbe poi sorto il Comitato Nazionale di Intesa che si pose l’obiettivo di individuare e risolvere le tensioni interne ed esterne alla comunità italiana, interloquendo con partiti e istituzioni dei due paesi. Per qualche anno, all’inizio degli anni Settanta, Zanier divenne così la più influente personalità dell’emigrazione italiana in Svizzera, particolarmente apprezzato dalla CGIL romana, proprio in ragione del successo ottenuto dall’ECAP che aprì sedi in tutto il paese: per questo nel 1975 si trasferì a Roma dove fu responsabile di uffici sindacali, segretario nazionale della COOPSIND e dell’ECAP stessa. Oltre al lavoro migrante e alla formazione professionale finirono al centro della sua elaborazione teorica e della sua azione politica le questioni concernenti le minoranze linguistiche e la valorizzazione di aree socio-economicamente depresse del paese. Zanier fu senza dubbio un soggetto caratterizzato da uno sguardo transnazionale, dalla capacità di riflettere su un fenomeno di grande rilevanza politica come la migrazione, tenendo insieme problemi e questioni dei paesi d’origine con i problemi e le questioni dei paesi d’approdo. Dalla metà degli anni Sessanta si mantenne nell’orbita del Partito comunista italiano, tanto da essere anche intercettato e schedato dalla polizia politica elvetica che, fino al suo rientro in Italia, lo considerò un pericoloso sovversivo. Chiusa l’esperienza romana, Zanier rientrò in Ticino dove si dedicò a tempo pieno ad attività di animazione culturale, coltivando il talento letterario espresso a partire dalla fine degli anni Cinquanta e dalla metà degli anni Settanta riconosciuto a livello internazionale.
Barcella, Paolo; Furneri, Valerio
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