The present research offers a re-reading of the epistemological question and of the status of science in Jung's thought, within the general re-reading of his work after the publication of Rotes Buch - Liber novus. For such reason, the work plan is historical; but it is also theoretical, since it aims at illuminating precise theoretical links, in order to highlight Jung's answers to a set of questions that cross his whole production: can the study of the psyche be called ‘science’? Is it legitimate to trace “an Archimedean point of the psyche”, so as to ensure the scientificity of such study? What heuristic and epistemological criteria can produce a science of such contingent set of images as the psyche? The present work traces a path from Jung’s apprenticeship, through the Rotes Buch experience, until his mature production. Among his later texts, particular attention is devoted to the essay on Synchronizität (1952), where Jung elaborates on his very concept of science, i.e., an empirical science, faithful to the unique and unrepeatable facts which are inevitably overlooked by statistical science. This is what is at stake in the question of what the ultimate meaning of a science of the psyche may be. How can one theorize a science of what is discarded, surplus, or pure infinitesimal contingency? In front of such manifestations of reality, the only possible attitude is, according to Jung, an empirical one, which stays close to what is happening without departing from it. Only to the extent that there is “an Archimedean point of the psyche”, perhaps, this science of transgression, of pure contingency might have external anchoring. The tension towards this “Archimedean point” has guided the whole construction of Jung’s epistemology and complex psychology. Through this perspective, one can understand how the paradox of Jung's empiricism lies precisely in the nature of psychic experience: it is empiricism based on structurally dual and ambiguous data, given the intrinsically symbolic nature of the psyche. It is empiricism based on paradox, one could say, or on the double.

La presente ricerca propone una rilettura della questione epistemologica e dello statuto della scienza nel pensiero di Jung, all’interno della generale ricomprensione dell’opera junghiana dopo la pubblicazione del Rotes Buch – Liber novus. L’impianto del lavoro è quindi storico, per i motivi succitati, ma anche teoretico nello stesso tempo, poiché mira a illuminare precisi nessi teoretici al fine di far emerge la risposta di Jung a una serie di domande che attraversano tutta la sua riflessione: è possibile chiamare scienza lo studio della psiche? È lecito rintracciare “un punto archimedeo della psiche”, che ne assicuri la scientificità? Quali sono i criteri euristici ed epistemologici perché si dia scienza di quel contingente fatto di immagini che è la psiche? Il presente lavoro traccia un percorso che dagli anni di apprendistato giovanili, passa attraverso l’esperienza del Rotes Buch, e arriva fino ai testi della maturità. Tra questi particolare attenzione è stata data al saggio del 1952 sulla Synchronizität, vero e proprio laboratorio di quel concetto di scienza che Jung sta elaborando: una scienza empirica, fedele a quei fatti unici e irripetibili che vengono per forza di cose trascurati dalla scienza su base statistica. È questa la posta in gioco nella domanda di senso sulla natura ultima di una scienza della psiche. Come può darsi scienza degli scarti, delle eccedenze, delle pure contingenze infinitesimali? Dinnanzi a simili manifestazioni della realtà l’unico atteggiamento possibile è, secondo Jung, quello dell’empirico, che sta con ciò che accade senza discostarsene. Solo nella misura in cui ci fosse “un punto archimedeo della psiche”, forse, questa scienza della trasgressione, della pura contingenza potrebbe avere un ancoramento esterno. La tensione verso questo “punto archimedeo” ha guidato tutta la costruzione dell’epistemologia e della psicologia complessa di Jung. Attraverso questa prospettiva si comprende come il paradosso dell’empirismo di Jung stia proprio nella natura dell’esperienza psichica: si tratta di un empirismo di dati strutturalmente duplici e ambigui, data la natura intrinsecamente simbolica della psiche. Un empirismo del paradosso, potremmo dire, o del doppio.

(2021). La ricerca di un punto archimedeo della psiche. Jung e la scienza della singolarità: nuovi spunti di lettura attraverso il Liber novus . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/175448

La ricerca di un punto archimedeo della psiche. Jung e la scienza della singolarità: nuovi spunti di lettura attraverso il Liber novus

Catini, Beatrice
2021

Abstract

La presente ricerca propone una rilettura della questione epistemologica e dello statuto della scienza nel pensiero di Jung, all’interno della generale ricomprensione dell’opera junghiana dopo la pubblicazione del Rotes Buch – Liber novus. L’impianto del lavoro è quindi storico, per i motivi succitati, ma anche teoretico nello stesso tempo, poiché mira a illuminare precisi nessi teoretici al fine di far emerge la risposta di Jung a una serie di domande che attraversano tutta la sua riflessione: è possibile chiamare scienza lo studio della psiche? È lecito rintracciare “un punto archimedeo della psiche”, che ne assicuri la scientificità? Quali sono i criteri euristici ed epistemologici perché si dia scienza di quel contingente fatto di immagini che è la psiche? Il presente lavoro traccia un percorso che dagli anni di apprendistato giovanili, passa attraverso l’esperienza del Rotes Buch, e arriva fino ai testi della maturità. Tra questi particolare attenzione è stata data al saggio del 1952 sulla Synchronizität, vero e proprio laboratorio di quel concetto di scienza che Jung sta elaborando: una scienza empirica, fedele a quei fatti unici e irripetibili che vengono per forza di cose trascurati dalla scienza su base statistica. È questa la posta in gioco nella domanda di senso sulla natura ultima di una scienza della psiche. Come può darsi scienza degli scarti, delle eccedenze, delle pure contingenze infinitesimali? Dinnanzi a simili manifestazioni della realtà l’unico atteggiamento possibile è, secondo Jung, quello dell’empirico, che sta con ciò che accade senza discostarsene. Solo nella misura in cui ci fosse “un punto archimedeo della psiche”, forse, questa scienza della trasgressione, della pura contingenza potrebbe avere un ancoramento esterno. La tensione verso questo “punto archimedeo” ha guidato tutta la costruzione dell’epistemologia e della psicologia complessa di Jung. Attraverso questa prospettiva si comprende come il paradosso dell’empirismo di Jung stia proprio nella natura dell’esperienza psichica: si tratta di un empirismo di dati strutturalmente duplici e ambigui, data la natura intrinsecamente simbolica della psiche. Un empirismo del paradosso, potremmo dire, o del doppio.
File allegato/i alla scheda:
File Dimensione del file Formato  
CollanaSAFD_Volume22_2021.pdf

accesso aperto

Versione: publisher's version - versione editoriale
Licenza: Creative commons
Dimensione del file 4.01 MB
Formato Adobe PDF
4.01 MB Adobe PDF Visualizza/Apri
Pubblicazioni consigliate

Caricamento pubblicazioni consigliate

Aisberg ©2008 Servizi bibliotecari, Università degli studi di Bergamo | Terms of use/Condizioni di utilizzo

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10446/175448
Citazioni
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact