La prima fase, ‘Fonti di disaccordo’, cerca di fornire una tipologia delle occasioni che possono far nascere un dibattito. Tenendo anche conto di manovre per evitare lo scontro, si interrogano le dicotomie più gettonate in letteratura (sin dall’Eutifrone di Platone) tra (i) varie categorie di fatti e le modalità per arrivare a una decisione condivisa; e (ii) le differenze tra diversi tipi di attaccamento (interessi, gusti, tifoserie, valori ecc.), da cui possono – ma non devono – sorgere inimicizia e rancore. La seconda fase, ‘Fonti di diffidenza’, parte dall’elenco dei cinque tropi scettici di Agrippa trasmesso da Sesto Empirico (PH, I, 164ss.) in cui si delineano i principali modi per mettere in dubbio una data tesi dibattimentale. L’applicabilità di queste sfide può risultare problematica in alcuni casi, per via, tra l’altro, della difficoltà nel formalizzare i princìpi chiamati in causa. Questa difficoltà a sua volta infetta non solo la tecnica più usata per screditare ragionamenti, ossia la confutazione per analogia, ma anche un’intera tradizione (sin dalle S.El. di Aristotele) di elencare le ‘fallacie’ con etichette ed esempi più o meno riconducibili a una unica ‘forma logica’. La terza fase, ‘Fonti di disciplina’ indaga la regolamentazione di dialoghi a partire dalla dialettica tra l’Accademia e il Liceo, in cui erano permesse solo risposte sì/no a domande mirate a intrappolare l’interlocutore. Più di recente, sono stati elaborati protocolli per imporre ordine sullo svolgimento di dibattiti pubblici, che possono essere caratterizzati dal livello di agonismo e dall’individuazione di un giudice terzo. L’ultima fase, ‘Fonti di dimostrazione’, ripercorre i sommi generi dell’inferenza e i loro intrecci alla luce della tassonomia degli ‘argumenta ad …’ di Locke (Saggio, IV, xvii, 19-24). Lungi dall’essere ragionamenti sregolati, questi stili di argomentare rispecchiano le modalità più comuni per arrivare a conclusioni condivise. Si prende atto, comunque, del fatto che in molti dibattiti i partecipanti possono – più o meno consciamente –ricorrere agli stratagemmi indicati da Schopenhauer nella sua Dialektik (1830).

(2021). Le fonti dell'argomentazione. Conoscere e reagire alle trappole che danno origine alle discussioni . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/192486

Le fonti dell'argomentazione. Conoscere e reagire alle trappole che danno origine alle discussioni

Davies, Richard
2021

Abstract

La prima fase, ‘Fonti di disaccordo’, cerca di fornire una tipologia delle occasioni che possono far nascere un dibattito. Tenendo anche conto di manovre per evitare lo scontro, si interrogano le dicotomie più gettonate in letteratura (sin dall’Eutifrone di Platone) tra (i) varie categorie di fatti e le modalità per arrivare a una decisione condivisa; e (ii) le differenze tra diversi tipi di attaccamento (interessi, gusti, tifoserie, valori ecc.), da cui possono – ma non devono – sorgere inimicizia e rancore. La seconda fase, ‘Fonti di diffidenza’, parte dall’elenco dei cinque tropi scettici di Agrippa trasmesso da Sesto Empirico (PH, I, 164ss.) in cui si delineano i principali modi per mettere in dubbio una data tesi dibattimentale. L’applicabilità di queste sfide può risultare problematica in alcuni casi, per via, tra l’altro, della difficoltà nel formalizzare i princìpi chiamati in causa. Questa difficoltà a sua volta infetta non solo la tecnica più usata per screditare ragionamenti, ossia la confutazione per analogia, ma anche un’intera tradizione (sin dalle S.El. di Aristotele) di elencare le ‘fallacie’ con etichette ed esempi più o meno riconducibili a una unica ‘forma logica’. La terza fase, ‘Fonti di disciplina’ indaga la regolamentazione di dialoghi a partire dalla dialettica tra l’Accademia e il Liceo, in cui erano permesse solo risposte sì/no a domande mirate a intrappolare l’interlocutore. Più di recente, sono stati elaborati protocolli per imporre ordine sullo svolgimento di dibattiti pubblici, che possono essere caratterizzati dal livello di agonismo e dall’individuazione di un giudice terzo. L’ultima fase, ‘Fonti di dimostrazione’, ripercorre i sommi generi dell’inferenza e i loro intrecci alla luce della tassonomia degli ‘argumenta ad …’ di Locke (Saggio, IV, xvii, 19-24). Lungi dall’essere ragionamenti sregolati, questi stili di argomentare rispecchiano le modalità più comuni per arrivare a conclusioni condivise. Si prende atto, comunque, del fatto che in molti dibattiti i partecipanti possono – più o meno consciamente –ricorrere agli stratagemmi indicati da Schopenhauer nella sua Dialektik (1830).
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