Negli anni che precedono e seguono la Rivoluzione Iraniana, il crescendo di atti di restrizione libertaria, di confinamento intellettuale e di genere motiva fughe e volontà di autodeterminazione. Questo scritto vorrebbe sollevare riflessioni attorno alle opere letterarie di autrici irano-americane di differenti retaggi e generazioni: “stati del tra” contrassegnati da definizioni confuse. I luoghi comuni sulla condizione femminile nella Repubblica Islamica d’Iran sono ormai tristemente noti, resi strumento di propagande che continuano a intersecare i rapporti con gli Stati Uniti d’America. Resiste, nel contempo, un terreno comune alle filigrane delle letterature erranti: una vocazione relazionale che, con l’artificio di una scrittura di ispirazione autobiografica, costruisce mediazioni, esplora quesiti e controversie che avvolgono per primi i concetti di diaspora ed esilio. Poesie, racconti, romanzi e memoir rappresentano la mappa di un’indagine in ascolto di estraneità vissute in diaspora e rielaborate come espedienti di riscrittura del sé. Oscillazioni e spaesamenti sembrano così predisporre alla revisione permanente di una condizione identitaria incerta, dove trame e lirismi figurano da drammatizzazioni visibili di transiti.

(2021). Transiti. Percorsi di scrittura femminile tra Iran e America . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/227890

Transiti. Percorsi di scrittura femminile tra Iran e America

Valsecchi, Giulia
2021

Abstract

Negli anni che precedono e seguono la Rivoluzione Iraniana, il crescendo di atti di restrizione libertaria, di confinamento intellettuale e di genere motiva fughe e volontà di autodeterminazione. Questo scritto vorrebbe sollevare riflessioni attorno alle opere letterarie di autrici irano-americane di differenti retaggi e generazioni: “stati del tra” contrassegnati da definizioni confuse. I luoghi comuni sulla condizione femminile nella Repubblica Islamica d’Iran sono ormai tristemente noti, resi strumento di propagande che continuano a intersecare i rapporti con gli Stati Uniti d’America. Resiste, nel contempo, un terreno comune alle filigrane delle letterature erranti: una vocazione relazionale che, con l’artificio di una scrittura di ispirazione autobiografica, costruisce mediazioni, esplora quesiti e controversie che avvolgono per primi i concetti di diaspora ed esilio. Poesie, racconti, romanzi e memoir rappresentano la mappa di un’indagine in ascolto di estraneità vissute in diaspora e rielaborate come espedienti di riscrittura del sé. Oscillazioni e spaesamenti sembrano così predisporre alla revisione permanente di una condizione identitaria incerta, dove trame e lirismi figurano da drammatizzazioni visibili di transiti.
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