Removed from that cone of shadow into which its intimate coherence and the reserve of its protagonist threatened to relegate it, the artistic story of Meratese sculptor Giuseppe Mozzanica (1892-1983) is recounted here for the first time. His uncompromising love for reality, his dogged study of nature, and his total fidelity to truth constitute his salient notes: a true faith, as well as a way of looking. From his studies at the Brera Academy under the guidance of Giuseppe Graziosi, to his affirmation in the local sphere as a participant cantor of the Great War and sensitive portrait painter, to the recognition he won with the victory of two works-the Footballer and the Rower-in the competition for the Stadio dei Marmi in Rome, Mozzanica never deflects from his faith in a classically inspired beauty. Anatomical study, proportion, and harmony are his watchwords, applied to the popular reality of a still partly rural Lombardy. Starting with the collection of photographic plates and prints, evidence of a method but also an extraordinary document of social history, the Mozzanica fund tells a secluded and courageous story, all on this side of the avant-garde. The war memorials scattered in many Lombardy municipalities, the funerary works - of which the city of Lecco, in particular, is very rich - and then the marbles, bronzes, and plaster casts, preserved in the Pagnano gipsoteca, are presented in the essays by Luciano Caramel, Lucia Gasparini and Serena Paola Marabelli and offered to the eye in the photographs by Alberto Lagomaggiore.

Sottratta a quel cono d’ombra in cui la sua intima coerenza e il riserbo del suo protagonista rischiavano di relegarla, la vicenda artistica dello scultore meratese Giuseppe Mozzanica (1892-1983) viene qui raccontata per la prima volta. L’amore intransigente per la realtà, lo studio accanito della natura, la fedeltà totale al vero ne costituiscono le note salienti: una vera e propria fede, oltre che un modo di guardare. Dagli studi all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Graziosi, all’affermazione in ambito locale come partecipe cantore della Grande Guerra e sensibile ritrattista, fino al riconoscimento ottenuto con la vittoria di due opere – il Calciatore e il Vogatore – al concorso per lo Stadio dei Marmi di Roma, Mozzanica non deflette mai dalla propria fede in un bello di ispirazione classica. Studio anatomico, proporzione, armonia sono le sue parole d’ordine, applicate alla realtà popolaresca di una Lombardia ancora in parte rurale. A partire dalla collezione di lastre e stampe fotografiche, testimonianza di un metodo ma anche straordinario documento di storia sociale, il fondo Mozzanica racconta una vicenda appartata e coraggiosa, tutta al di qua delle avanguardie. I monumenti ai caduti disseminati in molti comuni lombardi, le opere funebri – di cui la città di Lecco, in particolare, è ricchissima – e poi i marmi, i bronzi, i gessi, conservati nella gipsoteca di Pagnano, vengono presentati nei saggi di Luciano Caramel, Lucia Gasparini e Serena Paola Marabelli e offerti allo sguardo nelle fotografie di Alberto Lagomaggiore.

(2017). Giuseppe Mozzanica. La scultura [edited book - curatela]. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/230410

Giuseppe Mozzanica. La scultura

Cimoli, Anna Chiara
2017

Abstract

Sottratta a quel cono d’ombra in cui la sua intima coerenza e il riserbo del suo protagonista rischiavano di relegarla, la vicenda artistica dello scultore meratese Giuseppe Mozzanica (1892-1983) viene qui raccontata per la prima volta. L’amore intransigente per la realtà, lo studio accanito della natura, la fedeltà totale al vero ne costituiscono le note salienti: una vera e propria fede, oltre che un modo di guardare. Dagli studi all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Graziosi, all’affermazione in ambito locale come partecipe cantore della Grande Guerra e sensibile ritrattista, fino al riconoscimento ottenuto con la vittoria di due opere – il Calciatore e il Vogatore – al concorso per lo Stadio dei Marmi di Roma, Mozzanica non deflette mai dalla propria fede in un bello di ispirazione classica. Studio anatomico, proporzione, armonia sono le sue parole d’ordine, applicate alla realtà popolaresca di una Lombardia ancora in parte rurale. A partire dalla collezione di lastre e stampe fotografiche, testimonianza di un metodo ma anche straordinario documento di storia sociale, il fondo Mozzanica racconta una vicenda appartata e coraggiosa, tutta al di qua delle avanguardie. I monumenti ai caduti disseminati in molti comuni lombardi, le opere funebri – di cui la città di Lecco, in particolare, è ricchissima – e poi i marmi, i bronzi, i gessi, conservati nella gipsoteca di Pagnano, vengono presentati nei saggi di Luciano Caramel, Lucia Gasparini e Serena Paola Marabelli e offerti allo sguardo nelle fotografie di Alberto Lagomaggiore.
curatela (libro)
Cimoli, Anna Chiara
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