Tra le più significative innovazioni introdotte nel Codice civile del 1942, quella forse più saliente fu il ricorso ad una partizione in sei libri: scelta sistematica in manifesta rottura con la tradizione che il Codice civile del 1865, imitando il Code Napoléon, aveva fatto propria. L’introduzione tra i nuovi libri di uno dedicato categoria concettuale della “Tutela dei diritti”, costituì una scelta inedita (normativamente, se non scientificamente); ed originale fu la collocazione nell’alveo d’esso d’istituti apparentemente eterogenei – o quantomeno tradizionalmente intesi come tali - quali la trascrizione, la prescrizione, le prove, le norme di responsabilità patrimoniale, le cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale, le regole inerenti la “tutela giurisdizionale dei diritti” e quelle sulla prescrizione. La “singolarità” di un oggetto, in quanto tratto peculiare di esso (ed a condizione che non abbia mera valenza estetica) è spesso rivelatrice della sua autentica natura. L’autore studia il libro VI nella sua dimensione storica, con particolare riguardo alle peculiarità che ne contraddistinsero la genesi di forma e contenuto; ed ambisce a fornire un contributo alla comprensione dell’autentica cifra di esso: quello che vide la luce alla fine della lunga stagione della codificazione fu solo un libro “residuale” e “di chisura” o pittosto costituì l’esitò di un percorso scientifico di perfezionamento strutturale e concettuale che rispecchiasse anche il portato ideale sotteso alla nuova codificazione? La risposta contribuirebbe peraltro a gettare ulteriore luce sull’intera opera legislativa venuta a compimento nel ’42.

(2020). Della tutela dei diritti. Storia del VI libro del Codice civile italiano . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/231370

Della tutela dei diritti. Storia del VI libro del Codice civile italiano

Sandonà, Alan
2020-01-01

Abstract

Tra le più significative innovazioni introdotte nel Codice civile del 1942, quella forse più saliente fu il ricorso ad una partizione in sei libri: scelta sistematica in manifesta rottura con la tradizione che il Codice civile del 1865, imitando il Code Napoléon, aveva fatto propria. L’introduzione tra i nuovi libri di uno dedicato categoria concettuale della “Tutela dei diritti”, costituì una scelta inedita (normativamente, se non scientificamente); ed originale fu la collocazione nell’alveo d’esso d’istituti apparentemente eterogenei – o quantomeno tradizionalmente intesi come tali - quali la trascrizione, la prescrizione, le prove, le norme di responsabilità patrimoniale, le cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale, le regole inerenti la “tutela giurisdizionale dei diritti” e quelle sulla prescrizione. La “singolarità” di un oggetto, in quanto tratto peculiare di esso (ed a condizione che non abbia mera valenza estetica) è spesso rivelatrice della sua autentica natura. L’autore studia il libro VI nella sua dimensione storica, con particolare riguardo alle peculiarità che ne contraddistinsero la genesi di forma e contenuto; ed ambisce a fornire un contributo alla comprensione dell’autentica cifra di esso: quello che vide la luce alla fine della lunga stagione della codificazione fu solo un libro “residuale” e “di chisura” o pittosto costituì l’esitò di un percorso scientifico di perfezionamento strutturale e concettuale che rispecchiasse anche il portato ideale sotteso alla nuova codificazione? La risposta contribuirebbe peraltro a gettare ulteriore luce sull’intera opera legislativa venuta a compimento nel ’42.
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