In accordo con la teoria del codice multiplo di Wilma Bucci (1997) il processo referenziale è quel processo attraverso il quale l’esperienza non verbale viene tradotta in linguaggio verbale. La principale misura di questo processo è l’Attività Referenziale (AR). Ipotizziamo che a) i livelli di AR siano differenti nella conversazione dei principali quadri diagnostici, b) quando i soggetti parlano dei loro sintomi mostrano un livello di AR maggiore rispetto a quando parlano degli altri aspetti della loro vita e tale differenza vari in funzione del tipo di psicopatologia, c) che il processo referenziale, che consiste in un alto livello di AR seguito da un alto livello di Riflessione, vari anch’esso in funzione del gruppo diagnostico. Stiamo procedendo alla verifica di queste ipotesi applicando la versione italiana delle procedure computerizzate di misura del processo referenziale (Italian Weighted Referential Activity Dictionary-IWRAD; Reflection, Affect and Disfluency measures) alla prima seduta di consultazione di 75 soggetti di 5 gruppi con differenti psicopatologie: 15 con un disturbo dello spettro fobico, 15 un disturbo ossessivo-compulsivo, 15 con un disturbo alimentare, 15 con un disturbo dell’umore e 15 asintomatici che chiedono una consultazione per problematiche esistenziali. La ricerca è ancora in corso ma i risultati preliminari mostrano che tra soggetti con differente diagnosi si registrano livelli linguistici di attività referenziale differenti. La verifica delle nostre ipotesi potrebbe portare a una nuova conferma della teoria del codice multiplo e ad una sua specificazione nel campo della psicopatologia.

(2012). Livelli di attività referenziale nei principali quadri psicopatologici [abstract]. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/27726

Livelli di attività referenziale nei principali quadri psicopatologici

NEGRI, Atta' Ambrogio Maria;
2012-01-01

Abstract

In accordo con la teoria del codice multiplo di Wilma Bucci (1997) il processo referenziale è quel processo attraverso il quale l’esperienza non verbale viene tradotta in linguaggio verbale. La principale misura di questo processo è l’Attività Referenziale (AR). Ipotizziamo che a) i livelli di AR siano differenti nella conversazione dei principali quadri diagnostici, b) quando i soggetti parlano dei loro sintomi mostrano un livello di AR maggiore rispetto a quando parlano degli altri aspetti della loro vita e tale differenza vari in funzione del tipo di psicopatologia, c) che il processo referenziale, che consiste in un alto livello di AR seguito da un alto livello di Riflessione, vari anch’esso in funzione del gruppo diagnostico. Stiamo procedendo alla verifica di queste ipotesi applicando la versione italiana delle procedure computerizzate di misura del processo referenziale (Italian Weighted Referential Activity Dictionary-IWRAD; Reflection, Affect and Disfluency measures) alla prima seduta di consultazione di 75 soggetti di 5 gruppi con differenti psicopatologie: 15 con un disturbo dello spettro fobico, 15 un disturbo ossessivo-compulsivo, 15 con un disturbo alimentare, 15 con un disturbo dell’umore e 15 asintomatici che chiedono una consultazione per problematiche esistenziali. La ricerca è ancora in corso ma i risultati preliminari mostrano che tra soggetti con differente diagnosi si registrano livelli linguistici di attività referenziale differenti. La verifica delle nostre ipotesi potrebbe portare a una nuova conferma della teoria del codice multiplo e ad una sua specificazione nel campo della psicopatologia.
2012
Negri, Atta' Ambrogio Maria; Bucci, Wilma; Maskit, Bernard
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