Nel 1969 la rivista "Tempo presente" chiuse i battenti. Formano la presente raccolta vari contributi di Nicola Chiaromonte (suo fondatore, con Silone, nel 1956) per gli ultimi numeri, unitamente ad articoli, destinati a "La Stampa", e ad alcune lettere, soprattutto sulla questione arabo-israeliana (1966-67), che l'intellettuale lucano indirizzò alla giovane Anne Coppel. Come spiegato anche da Cesare Panizza nell'introduzione, Chiaromonte riteneva che la già decadente società occidentale fosse rimasta pericolosamente orfana del senso dell'autorità; e giudicava i giovani "contestatori" scesi nelle piazze dei conformisti, vittime del consumismo, sebbene pronti a seguire Sartre sulla strada di una confusa ed eclettica "protesta totalitaria". Non solo era ai suoi occhi "cosa turpe lusingare i giovani", ma gli sembrava altresì che questi ultimi dovessero d'urgenza "accordare i fatti con il linguaggio", invece di darsi a seguire da un lato Marx ("l'imperativo di cambiare il mondo sacrificando se stessi"), beninteso fuso con Freud ("l'imperativo di seguire il principio del piacere"), dall'altro gli eccessi spettacolaristici che, profetizzava, avrebbero solo riproposto con maggior forza la questione del principio d'autorità, inducendo i più ad appoggiare istanze autoritarie. Invocando un atto davvero estremo di denuncia verso l'ormai dilagante putrescenza culturale, Chiaromonte predicava allora una "secessione", anche solitaria. "La fine della guerra nel Vietnam non si ottiene con le manifestazioni sul campus", scrisse. Certo, però, ed è inevitabile pensarlo oggi, non si sarebbe ottenuta nemmeno con l'isolarsi degli spiriti nobili.
(2009). La rivolta conformista. Scritti sui giovani e il '68 . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/319405
La rivolta conformista. Scritti sui giovani e il '68
Panizza, Cesare
2009-01-01
Abstract
Nel 1969 la rivista "Tempo presente" chiuse i battenti. Formano la presente raccolta vari contributi di Nicola Chiaromonte (suo fondatore, con Silone, nel 1956) per gli ultimi numeri, unitamente ad articoli, destinati a "La Stampa", e ad alcune lettere, soprattutto sulla questione arabo-israeliana (1966-67), che l'intellettuale lucano indirizzò alla giovane Anne Coppel. Come spiegato anche da Cesare Panizza nell'introduzione, Chiaromonte riteneva che la già decadente società occidentale fosse rimasta pericolosamente orfana del senso dell'autorità; e giudicava i giovani "contestatori" scesi nelle piazze dei conformisti, vittime del consumismo, sebbene pronti a seguire Sartre sulla strada di una confusa ed eclettica "protesta totalitaria". Non solo era ai suoi occhi "cosa turpe lusingare i giovani", ma gli sembrava altresì che questi ultimi dovessero d'urgenza "accordare i fatti con il linguaggio", invece di darsi a seguire da un lato Marx ("l'imperativo di cambiare il mondo sacrificando se stessi"), beninteso fuso con Freud ("l'imperativo di seguire il principio del piacere"), dall'altro gli eccessi spettacolaristici che, profetizzava, avrebbero solo riproposto con maggior forza la questione del principio d'autorità, inducendo i più ad appoggiare istanze autoritarie. Invocando un atto davvero estremo di denuncia verso l'ormai dilagante putrescenza culturale, Chiaromonte predicava allora una "secessione", anche solitaria. "La fine della guerra nel Vietnam non si ottiene con le manifestazioni sul campus", scrisse. Certo, però, ed è inevitabile pensarlo oggi, non si sarebbe ottenuta nemmeno con l'isolarsi degli spiriti nobili.| File | Dimensione del file | Formato | |
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