Il legame tra corpo e mente e l’idea che il corpo, punto zero del mondo, apprende attraverso i sensi e il movimento attivando processi cognitivi costituiscono assiomi che la scuola e il sistema educativo dovrebbero assumere nella formazione universitaria, preruolo e in itinere. Eppure, i corpi sono ancor’oggi considerati indocili e pertanto disciplinati. Confinati in un’aula, costretti in uno spazio sovente anonimo, residuo rispetto ai significati e ai desideri dei bambini e dei ragazzi. Il corpo sta fermo, non si muove per tempi che nessun pedagogista, psicologo, pediatra o altro ricercatore ha mai consigliato o scritto: mero e passivo ascoltatore delle verità elargite dagli insegnanti. Se c’è consenso scientifico e un corpus consistente di lavori che considerano la cognizione incarnata, perché siamo ancora così lontani dall’ipotizzare processi didattici in cui il corpo diviene protagonista? E perché fatichiamo a riconoscere lo spazio al di fuori dell’edificio come ambiente di apprendimento? Riguardando la formazione, il tema non concerne solo gli studenti, ma i corpi e il benessere di tutti coloro che vivono nella scuola, a partire dai docenti, per i quali la mancanza di formazione corporea non consente di vedere le opportunità che offre questa prospettiva. I corpi “esterni” si muovono e apprendono negli spazi urbani e naturali i significati, i valori e le informazioni da questi trasmesse. Il contributo intende esplorare la potenzialità della relazione tra i corpi e la pluralità di spazi e luoghi sia in termini educativi che di apprendimento e insegnamento per progettare una didattica che assuma le ricerche nell’ambito dell’embodiment come riferimento per cambiare la scuola e altri ambiti educativi, con specifico riferimento all’educazione nell’ambito del disagio sociale. Lo sguardo rivolto alle esperienze di altri Paesi europei, l’analisi dei loro modelli e il confronto con le modalità didattiche nazionali ci chiedono una riesamina dei nostri approcci e l’inserimento stabile dell’educazione che incarna gli spazi nel contesto scolastico italiano

(2026). Saperi incarnati: fare spazio al corpo . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/329965

Saperi incarnati: fare spazio al corpo

Sangalli, Silvia;Borgogni, Antonio
2026-01-01

Abstract

Il legame tra corpo e mente e l’idea che il corpo, punto zero del mondo, apprende attraverso i sensi e il movimento attivando processi cognitivi costituiscono assiomi che la scuola e il sistema educativo dovrebbero assumere nella formazione universitaria, preruolo e in itinere. Eppure, i corpi sono ancor’oggi considerati indocili e pertanto disciplinati. Confinati in un’aula, costretti in uno spazio sovente anonimo, residuo rispetto ai significati e ai desideri dei bambini e dei ragazzi. Il corpo sta fermo, non si muove per tempi che nessun pedagogista, psicologo, pediatra o altro ricercatore ha mai consigliato o scritto: mero e passivo ascoltatore delle verità elargite dagli insegnanti. Se c’è consenso scientifico e un corpus consistente di lavori che considerano la cognizione incarnata, perché siamo ancora così lontani dall’ipotizzare processi didattici in cui il corpo diviene protagonista? E perché fatichiamo a riconoscere lo spazio al di fuori dell’edificio come ambiente di apprendimento? Riguardando la formazione, il tema non concerne solo gli studenti, ma i corpi e il benessere di tutti coloro che vivono nella scuola, a partire dai docenti, per i quali la mancanza di formazione corporea non consente di vedere le opportunità che offre questa prospettiva. I corpi “esterni” si muovono e apprendono negli spazi urbani e naturali i significati, i valori e le informazioni da questi trasmesse. Il contributo intende esplorare la potenzialità della relazione tra i corpi e la pluralità di spazi e luoghi sia in termini educativi che di apprendimento e insegnamento per progettare una didattica che assuma le ricerche nell’ambito dell’embodiment come riferimento per cambiare la scuola e altri ambiti educativi, con specifico riferimento all’educazione nell’ambito del disagio sociale. Lo sguardo rivolto alle esperienze di altri Paesi europei, l’analisi dei loro modelli e il confronto con le modalità didattiche nazionali ci chiedono una riesamina dei nostri approcci e l’inserimento stabile dell’educazione che incarna gli spazi nel contesto scolastico italiano
2026
Sangalli, Silvia; Borgogni, Antonio
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