Nell’ arena internazionale la creazione della repubblica islamica rappresentò un punto di rottura per la stabilità degli assetti regionali e con l’ascesa degli Ayatollah, Teheran smise di essere un garante degli interessi americani. I giochi di potere delle grandi amministrazioni furono messi completamente in discussione e, se prima del 1979, il paese poteva essere definito un’isola di stabilità in Medio Oriente e insieme all’ Arabia Saudita costituiva uno dei pilastri portanti di Washington, dopo la rivoluzione, il suo ruolo mutò completamente e gli Stati Uniti abbandonarono le vesta di gendarme esterno, in favore di un impegno militare diretto. Nel 1997, fu eletto come quinto presidente dell’Iran l’hojjat-ol-islam Mohammad Khatami, un riformista che aprì il paese al dialogo e alla conciliazione in particolare con l’Europa. Questo presidente dovette gestire la difficoltà di un effettivo dualismo, dove vi era da una parte la salvaguardia dei principi rivoluzionari e dall’altra la necessità di superare alcuni aspetti dogmatici, tra cui l’esistenza di un potere clericale tanto forte quanto refrattario a risolvere i problemi emergenti (come la condizione femminile e il ruolo dei giovani).

(2017). Il Caso Iran: le cause delle sanzioni . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/118571

Il Caso Iran: le cause delle sanzioni

Galeotti, Laura Rachele
2017

Abstract

Nell’ arena internazionale la creazione della repubblica islamica rappresentò un punto di rottura per la stabilità degli assetti regionali e con l’ascesa degli Ayatollah, Teheran smise di essere un garante degli interessi americani. I giochi di potere delle grandi amministrazioni furono messi completamente in discussione e, se prima del 1979, il paese poteva essere definito un’isola di stabilità in Medio Oriente e insieme all’ Arabia Saudita costituiva uno dei pilastri portanti di Washington, dopo la rivoluzione, il suo ruolo mutò completamente e gli Stati Uniti abbandonarono le vesta di gendarme esterno, in favore di un impegno militare diretto. Nel 1997, fu eletto come quinto presidente dell’Iran l’hojjat-ol-islam Mohammad Khatami, un riformista che aprì il paese al dialogo e alla conciliazione in particolare con l’Europa. Questo presidente dovette gestire la difficoltà di un effettivo dualismo, dove vi era da una parte la salvaguardia dei principi rivoluzionari e dall’altra la necessità di superare alcuni aspetti dogmatici, tra cui l’esistenza di un potere clericale tanto forte quanto refrattario a risolvere i problemi emergenti (come la condizione femminile e il ruolo dei giovani).
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