Il discorso politico ha una natura intrinsecamente performativa e strategica. La sua funzione non si esaurisce mai nella mera descrizione della realtà ma include sempre il tentativo di intervenire, ricostruire e modellare l’universo simbolico e materiale di riferimento (Cedroni, Dell’Era, 2002). Se è vero che ogni atto linguistico è in realtà un’azione pratica (Austin, 1987), è esattamente l’enfasi strategica sulla possibilità e la capacità di fare cose con le parole a definire in maniera distintiva tutti quegli atti linguistici che a vario titolo chiamano in causa la res publica. Il potere performativo che è proprio del discorso politico consiste innanzitutto nel rendere credibile e concepibile una visione necessariamente parziale della realtà, a partire dalla quale sia possibile giustificare e incoraggiare specifici comportamenti e decisioni. Quando a parlare sono rappresentanti politici o aspiranti tali, l’azione pratica primaria che un discorso politico mira a concretizzare è la convocazione di un pubblico, chiamato a materializzarsi in uno specifico orientamento di voto o in una qualsivoglia espressione pubblica della sua volontà. Affinché questo accada, il discorso dei rappresentanti deve essere capace di evocare un orizzonte simbolico e narrativo in cui i cittadini possano riconoscersi e articolare le proprie esperienze e aspirazioni. In questo capitolo, ci concentreremo su un particolare effetto performativo dei discorsi che i candidati alle regionali del 2018 del Lazio e della Lombardia hanno portato avanti su Facebook. Attraverso la nozione di frame, con la quale ci riferiamo alla presenza di una cornice delimitante e interpretativa nel contenuto enunciato, analizzeremo in che modo il tema dell’immigrazione è stato oggetto di contesa simbolica e confronto agonistico tra i protagonisti della campagna elettorale. Non ci addentreremo in una valutazione comparativa dell’efficacia di tali strategie in termini di successo elettorale, in quanto una simile analisi richiederebbe una disamina tanto delle opportunità strutturali quanto delle dinamiche di ricezione del messaggio che va oltre gli scopi del presente capitolo. Oggetto di approfondimento sarà piuttosto il peculiare effetto di realtà prodotto dal discorso politico nel perseguimento della sua finalità intrinseca di raccolta e organizzazione del consenso. L’ipotesi di lavoro è che, nel convulso tentativo di posizionarsi nel mercato elettorale e piegare a proprio favore gli orientamenti di voto dei cittadini, il discorso dei candidati abbia costituito un momento decisivo di messa a fuoco del tema dell’immigrazione come questione dotata di rilevanza politica, ossia come un problema che esige un qualche tipo di intervento decisionale da parte delle istituzioni, da giustificarsi sulla base di un dato ordine di criteri e valori.

(2019). Strategie di discorso sull'immigrazione: analisi delle pagine Facebook di candidati e liste . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/162068

Strategie di discorso sull'immigrazione: analisi delle pagine Facebook di candidati e liste

Murru, Maria Francesca;
2019

Abstract

Il discorso politico ha una natura intrinsecamente performativa e strategica. La sua funzione non si esaurisce mai nella mera descrizione della realtà ma include sempre il tentativo di intervenire, ricostruire e modellare l’universo simbolico e materiale di riferimento (Cedroni, Dell’Era, 2002). Se è vero che ogni atto linguistico è in realtà un’azione pratica (Austin, 1987), è esattamente l’enfasi strategica sulla possibilità e la capacità di fare cose con le parole a definire in maniera distintiva tutti quegli atti linguistici che a vario titolo chiamano in causa la res publica. Il potere performativo che è proprio del discorso politico consiste innanzitutto nel rendere credibile e concepibile una visione necessariamente parziale della realtà, a partire dalla quale sia possibile giustificare e incoraggiare specifici comportamenti e decisioni. Quando a parlare sono rappresentanti politici o aspiranti tali, l’azione pratica primaria che un discorso politico mira a concretizzare è la convocazione di un pubblico, chiamato a materializzarsi in uno specifico orientamento di voto o in una qualsivoglia espressione pubblica della sua volontà. Affinché questo accada, il discorso dei rappresentanti deve essere capace di evocare un orizzonte simbolico e narrativo in cui i cittadini possano riconoscersi e articolare le proprie esperienze e aspirazioni. In questo capitolo, ci concentreremo su un particolare effetto performativo dei discorsi che i candidati alle regionali del 2018 del Lazio e della Lombardia hanno portato avanti su Facebook. Attraverso la nozione di frame, con la quale ci riferiamo alla presenza di una cornice delimitante e interpretativa nel contenuto enunciato, analizzeremo in che modo il tema dell’immigrazione è stato oggetto di contesa simbolica e confronto agonistico tra i protagonisti della campagna elettorale. Non ci addentreremo in una valutazione comparativa dell’efficacia di tali strategie in termini di successo elettorale, in quanto una simile analisi richiederebbe una disamina tanto delle opportunità strutturali quanto delle dinamiche di ricezione del messaggio che va oltre gli scopi del presente capitolo. Oggetto di approfondimento sarà piuttosto il peculiare effetto di realtà prodotto dal discorso politico nel perseguimento della sua finalità intrinseca di raccolta e organizzazione del consenso. L’ipotesi di lavoro è che, nel convulso tentativo di posizionarsi nel mercato elettorale e piegare a proprio favore gli orientamenti di voto dei cittadini, il discorso dei candidati abbia costituito un momento decisivo di messa a fuoco del tema dell’immigrazione come questione dotata di rilevanza politica, ossia come un problema che esige un qualche tipo di intervento decisionale da parte delle istituzioni, da giustificarsi sulla base di un dato ordine di criteri e valori.
Murru, Maria Francesca; Carelli, Paolo
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