È prezioso apprendere nel tempo a stare profondamente nelle cose, a vivere il pensare ed il sentire, e il toccare e l’immaginare, da dentro ed in risonanza con gli incontri e la fedeltà alla realtà e alle persone. È importante, e una grande dote umana, cogliere e sentire le attese profonde, e le profonde contraddizioni, di realtà segnate dalla vulnerabilità, dalla pressione della forza, dalla necessità, dal disorientamento. Che si possono fare sfruttamento, sofferenza ed anche ottundimento. È viversi in attenzione e generosità, come offerta ed ospitalità. Vita che incontra e tesse vita, con vite che cercano vita, senso e speranza. Il primo impegno del pensiero e della comunicazione tra loro è quello di cercare di non falsificare le narrazioni e le riflessioni che raccolgono, di tentare percorsi di interpretazione (certo non di “spiegazione”), attenti a guardare “verso le cose” e ad ascoltare le storie delle donne e degli uomini del lavoro, perché sempre, come indica Maria Zambrano, “bisogna che ci lasciamo cambiare dalla scoperta dell’inesauribile senso dell’esperienza”. Assumere l’esperienza umana come processo di “costruzione di significati”, dentro i limiti e la fatica di un procedere esplorativo e in ascolto, chiede di provare a vivere un pensiero che mentre indaga sull’esperienza sa che si espone a semplificazioni, alla contraddizione, all’ambivalenza. E che deve tornare, quindi, di nuovo a interpretare, a confrontarsi e a ridescrivere. È importante, allora, che si sviluppino nei percorsi organizzativi e formativi, formali e informali, esperienze che alimentino un “pensiero partecipativo”, che “posiziona nel mondo e nel tempo, chiamando responsabilità, novità e giustizia.

(2020). La formazione: l'incontro e l'invio; il cammino di Pippo Morelli . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/176958

La formazione: l'incontro e l'invio; il cammino di Pippo Morelli

Lizzola, Ivo
2020

Abstract

È prezioso apprendere nel tempo a stare profondamente nelle cose, a vivere il pensare ed il sentire, e il toccare e l’immaginare, da dentro ed in risonanza con gli incontri e la fedeltà alla realtà e alle persone. È importante, e una grande dote umana, cogliere e sentire le attese profonde, e le profonde contraddizioni, di realtà segnate dalla vulnerabilità, dalla pressione della forza, dalla necessità, dal disorientamento. Che si possono fare sfruttamento, sofferenza ed anche ottundimento. È viversi in attenzione e generosità, come offerta ed ospitalità. Vita che incontra e tesse vita, con vite che cercano vita, senso e speranza. Il primo impegno del pensiero e della comunicazione tra loro è quello di cercare di non falsificare le narrazioni e le riflessioni che raccolgono, di tentare percorsi di interpretazione (certo non di “spiegazione”), attenti a guardare “verso le cose” e ad ascoltare le storie delle donne e degli uomini del lavoro, perché sempre, come indica Maria Zambrano, “bisogna che ci lasciamo cambiare dalla scoperta dell’inesauribile senso dell’esperienza”. Assumere l’esperienza umana come processo di “costruzione di significati”, dentro i limiti e la fatica di un procedere esplorativo e in ascolto, chiede di provare a vivere un pensiero che mentre indaga sull’esperienza sa che si espone a semplificazioni, alla contraddizione, all’ambivalenza. E che deve tornare, quindi, di nuovo a interpretare, a confrontarsi e a ridescrivere. È importante, allora, che si sviluppino nei percorsi organizzativi e formativi, formali e informali, esperienze che alimentino un “pensiero partecipativo”, che “posiziona nel mondo e nel tempo, chiamando responsabilità, novità e giustizia.
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