For a long time, the study of photography has been a part of Art studies or a mere object of philosophical investigations. Yet, after the advent of digital technologies it progressively became central in Media and Communication studies. From the 2000s onwards, various social and technological events made photography more accessible, ubiquitous, public, cheap, democratic, immediate and shared than ever before, paving the way to a renewal of photographic experience. New objects, formats, devices, practices and uses emerged as specific traits of a ‘performative’ photographic agency. This emergence is allowed by the fact that photography, despite being one of the most ancient media, still shapes our lives, empowers our biological vision, and enhances our imaginative visual practices. The editors of this issue propose the term ‘snapshot culture’ to refer to the combination of technological, aesthetic and practical shifts in contemporary photographic experience. Snapshot culture is characterized by a twofold dynamic: the persistence of the original traits of the photographic experience as it emerged and developed, coupled with the modulation of new opportunities offered by technological improvements and social changes. Indeed, the digitalization of photographic aesthetics and related media practices provides an ideal case for studying some of the most challenging developments in visual media aesthetics within the broader landscape of the post-medium condition and for reflecting on how photography theory has responded to such challenges in the post-theory era. This special issue offers a critical investigation of photography’s ‘persistence’ in the media experience through both an analysis of concrete objects and phenomena (e.g. selfies, animated GIFs, social networking, computational photography) and the refinement of theoretical approaches to photography.

Lo studio della fotografia è stato a lungo appannaggio dell’ambito artistico-estetico, o tutt’al più oggetto strumentale di investigazioni filosofiche. Con l’avvento delle tecnologie digitali la fotografia ha invece guadagnato progressiva centralità negli studi sui media e sulla comunicazione. Dagli anni 2000 in avanti una serie di eventi sociali e tecnologici l’ha resa più accessibile, ubiqua, personale, economica, democratica, immediata e condivisa, e ha aperto la strada a una nuova esperienza fotografica. Nonostante sia uno dei più antichi media moderni, la fotografia continua oggi a dare visibilità e forma alle nostre vite, a potenziare la nostra visione biologica ed ad accrescere la nostra immaginazione visiva. I curatori di questo monografico introducono l’espressione “snapshot culture” per riferirsi al complesso dei mutamenti estetici e pratici dell’esperienza fotografica, con l’intento di evidenziarne gli aspetti rilevanti e innovativi, pur senza sottacere le ricadute problematiche. La “snapshot culture” è caratterizzata da una duplice dinamica: da un lato la persistenza dei tratti originari e costitutivi dell’esperienza fotografica, dall’altro la modulazione di nuove opportunità offerte dalle innovazioni tecnologiche e dai cambiamenti sociali, nello scenario di una più ampia “condizione post-mediale”. I contributi raccolti offrono un’esplorazione critica della “persistenza” della fotografia nell’esperienza contemporanea, sia attraverso l’analisi di oggetti e fenomeni concreti (dal selfie alla GIF animata, da Instagram alla fotografia computazionale…), sia attraverso la rilettura e la revisione degli approcci interpretativi finora utilizzati per comprenderla.

(2016). Snapshot Culture. The Photographic Experience in the Post-Medium Age [curatela (fascicolo speciale/monografico)]. In COMUNICAZIONI SOCIALI. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/185694

Snapshot Culture. The Photographic Experience in the Post-Medium Age

D'Aloia, Adriano;
2016

Abstract

Lo studio della fotografia è stato a lungo appannaggio dell’ambito artistico-estetico, o tutt’al più oggetto strumentale di investigazioni filosofiche. Con l’avvento delle tecnologie digitali la fotografia ha invece guadagnato progressiva centralità negli studi sui media e sulla comunicazione. Dagli anni 2000 in avanti una serie di eventi sociali e tecnologici l’ha resa più accessibile, ubiqua, personale, economica, democratica, immediata e condivisa, e ha aperto la strada a una nuova esperienza fotografica. Nonostante sia uno dei più antichi media moderni, la fotografia continua oggi a dare visibilità e forma alle nostre vite, a potenziare la nostra visione biologica ed ad accrescere la nostra immaginazione visiva. I curatori di questo monografico introducono l’espressione “snapshot culture” per riferirsi al complesso dei mutamenti estetici e pratici dell’esperienza fotografica, con l’intento di evidenziarne gli aspetti rilevanti e innovativi, pur senza sottacere le ricadute problematiche. La “snapshot culture” è caratterizzata da una duplice dinamica: da un lato la persistenza dei tratti originari e costitutivi dell’esperienza fotografica, dall’altro la modulazione di nuove opportunità offerte dalle innovazioni tecnologiche e dai cambiamenti sociali, nello scenario di una più ampia “condizione post-mediale”. I contributi raccolti offrono un’esplorazione critica della “persistenza” della fotografia nell’esperienza contemporanea, sia attraverso l’analisi di oggetti e fenomeni concreti (dal selfie alla GIF animata, da Instagram alla fotografia computazionale…), sia attraverso la rilettura e la revisione degli approcci interpretativi finora utilizzati per comprenderla.
curatela (fascicolo speciale/monografico)
D'Aloia, Adriano; Parisi, Francesco
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