Nel corso del primo decennio del XX secolo si sviluppò un intenso dibattito concernente lo status teorico e pratico delle missioni cattoliche. La Chiesa romana, dopo secoli caratterizzati perlopiù da iniziative di privati od in capo agli stati nazionali, con rilevanti conseguenze anche sulla limpidezza del messaggio missionario, decise di sussumersi l’organizzazione di tutta l’attività missionaria mondiale, accentrando presso di sé una serie di istituti chiave, primo fra tutti l’Opera della propagazione della fede. A capo del consiglio nazionale italiano dell’Opera venne posto un giovane sacerdote, Angelo Giuseppe Roncalli, che ebbe modo di saggiare non solo la nuova pratica missionaria, ma anche e soprattutto il rinnovamento teologico che ne era alla base. Il futuro pontefice fece suoi i principali concetti della nuova missionologia, espressi anche dalla Maximum illud di Benedetto XV: spezzare il binomio creatosi tra nazionalismo e cattolicesimo, esacerbato soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, evitare che gli ordini missionari gestissero i luoghi di missione come loro stretta proprietà e, infine, lavorare per formare un solido clero indigeno, che potesse anche valorizzare le culture locali. I concetti appresi e meditati in un quadriennio di lavoro accompagneranno Roncalli nei due successivi incarichi in Bulgaria e Turchia-Grecia. Questi incarichi, seppure sulla carta strettamente diplomatici, vengono riletti nel presente studio sulla base di una peculiare attenzione pastorale che nel delegato apostolico non venne mai meno: la tesi di fondo è quella secondo cui la diplomazia di Roncalli sia una forma particolare di diplomazia missionaria. Facendo ricorso a fonti inedite, vengono analizzati gli sforzi del delegato apostolico per mettere in atto punto per punto i cardini della nuova missionologia: un qualcosa che peraltro non sarebbe stata di stretta sua pertinenza, ma che un modo peculiare di interpretare la diplomazia in Roncalli pone ugualmente in essere.

(2021). Angelo Giuseppe Roncalli nel rinnovamento missionario . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/200412

Angelo Giuseppe Roncalli nel rinnovamento missionario

Conte, Emilio
2021

Abstract

Nel corso del primo decennio del XX secolo si sviluppò un intenso dibattito concernente lo status teorico e pratico delle missioni cattoliche. La Chiesa romana, dopo secoli caratterizzati perlopiù da iniziative di privati od in capo agli stati nazionali, con rilevanti conseguenze anche sulla limpidezza del messaggio missionario, decise di sussumersi l’organizzazione di tutta l’attività missionaria mondiale, accentrando presso di sé una serie di istituti chiave, primo fra tutti l’Opera della propagazione della fede. A capo del consiglio nazionale italiano dell’Opera venne posto un giovane sacerdote, Angelo Giuseppe Roncalli, che ebbe modo di saggiare non solo la nuova pratica missionaria, ma anche e soprattutto il rinnovamento teologico che ne era alla base. Il futuro pontefice fece suoi i principali concetti della nuova missionologia, espressi anche dalla Maximum illud di Benedetto XV: spezzare il binomio creatosi tra nazionalismo e cattolicesimo, esacerbato soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, evitare che gli ordini missionari gestissero i luoghi di missione come loro stretta proprietà e, infine, lavorare per formare un solido clero indigeno, che potesse anche valorizzare le culture locali. I concetti appresi e meditati in un quadriennio di lavoro accompagneranno Roncalli nei due successivi incarichi in Bulgaria e Turchia-Grecia. Questi incarichi, seppure sulla carta strettamente diplomatici, vengono riletti nel presente studio sulla base di una peculiare attenzione pastorale che nel delegato apostolico non venne mai meno: la tesi di fondo è quella secondo cui la diplomazia di Roncalli sia una forma particolare di diplomazia missionaria. Facendo ricorso a fonti inedite, vengono analizzati gli sforzi del delegato apostolico per mettere in atto punto per punto i cardini della nuova missionologia: un qualcosa che peraltro non sarebbe stata di stretta sua pertinenza, ma che un modo peculiare di interpretare la diplomazia in Roncalli pone ugualmente in essere.
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