La sorveglianza è diventata un tratto sempre più comune della vita di tutti i giorni, messa in atto sia dallo stato sia dalla più ampia sfera delle grandi società capitalistiche. Questa fusione registra la trasformazione dello stato politico nello stato controllato dalI’interesse economico e dell’economia di mercato in un’economia criminale. Un crescente attributo della fusione tra gli apparati di sorveglianza dello stato e delle grandi società è la convinzione sempre più marcata, da parte del pubblico americano, che la privacy sia qualcosa da cui sfuggire piuttosto che un prezioso diritto politico da preservare. Lo stato di sicurezza e sorveglianza controllato dagli interessi economici è uno stato che non si limita ad ascoltare, osservare e raccogliere gigantesche quantità di informazioni attraverso l’estrazione dei dati necessari per il monitoraggio del pubblico americano (considerato al contempo come riserva di potenziali terroristi e vasto mercato di consumatori) ma inoltre lo plasma tanto da portarlo ad accettare l’intrusione delle tecnologie di sorveglianza e di valori mercificati privatizzati in tutti gli aspetti della vita. Le informazioni personali sono cedute volontariamente tramite i social media e altri siti governati da interessi economici come Instagram, Facebook, MySpace e altre piattaforme, per poi essere raccolte di giorno in giorno mentre le persone si muovono da un sito sotto controllo all’altro tramite diversi schermi e strumenti digitali. Come evidenzia Ariel Dorfman, “gli utenti dei social media rinunciano volentieri alla propria libertà e alla propria privacy, invariabilmente per la più ipocrita delle banalità e delle ragioni,” mentre nel frattempo fanno acquisti online e mandano messaggi (Dorfman). Nonostante i selfie possano non riguardare direttamente la cessione di importanti informazioni personali online, hanno certamente un ruolo nel mostrare come sia necessario rendere l’io una questione di interesse pubblico, e possono essere una manifestazione di come un’infatuazione per la cultura selfie ora rimpiazzi qualsiasi nozione di socialità, in quanto unica forma di iniziativa personale disponibile a molti. In queste circostanze diventa molto più facile mettere a rischio i diritti alla privacy, dato che sono visti meno come qualcosa da proteggere e più qualcosa da cui fuggire, così da potere mettere in mostra il proprio io.

(2015). La cultura selfie in uno stato diviso tra interessi economici e sorveglianza [journal article - articolo]. In IPERSTORIA. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/203884

La cultura selfie in uno stato diviso tra interessi economici e sorveglianza

Romanzi, Valentina
2015

Abstract

La sorveglianza è diventata un tratto sempre più comune della vita di tutti i giorni, messa in atto sia dallo stato sia dalla più ampia sfera delle grandi società capitalistiche. Questa fusione registra la trasformazione dello stato politico nello stato controllato dalI’interesse economico e dell’economia di mercato in un’economia criminale. Un crescente attributo della fusione tra gli apparati di sorveglianza dello stato e delle grandi società è la convinzione sempre più marcata, da parte del pubblico americano, che la privacy sia qualcosa da cui sfuggire piuttosto che un prezioso diritto politico da preservare. Lo stato di sicurezza e sorveglianza controllato dagli interessi economici è uno stato che non si limita ad ascoltare, osservare e raccogliere gigantesche quantità di informazioni attraverso l’estrazione dei dati necessari per il monitoraggio del pubblico americano (considerato al contempo come riserva di potenziali terroristi e vasto mercato di consumatori) ma inoltre lo plasma tanto da portarlo ad accettare l’intrusione delle tecnologie di sorveglianza e di valori mercificati privatizzati in tutti gli aspetti della vita. Le informazioni personali sono cedute volontariamente tramite i social media e altri siti governati da interessi economici come Instagram, Facebook, MySpace e altre piattaforme, per poi essere raccolte di giorno in giorno mentre le persone si muovono da un sito sotto controllo all’altro tramite diversi schermi e strumenti digitali. Come evidenzia Ariel Dorfman, “gli utenti dei social media rinunciano volentieri alla propria libertà e alla propria privacy, invariabilmente per la più ipocrita delle banalità e delle ragioni,” mentre nel frattempo fanno acquisti online e mandano messaggi (Dorfman). Nonostante i selfie possano non riguardare direttamente la cessione di importanti informazioni personali online, hanno certamente un ruolo nel mostrare come sia necessario rendere l’io una questione di interesse pubblico, e possono essere una manifestazione di come un’infatuazione per la cultura selfie ora rimpiazzi qualsiasi nozione di socialità, in quanto unica forma di iniziativa personale disponibile a molti. In queste circostanze diventa molto più facile mettere a rischio i diritti alla privacy, dato che sono visti meno come qualcosa da proteggere e più qualcosa da cui fuggire, così da potere mettere in mostra il proprio io.
articolo
Romanzi, Valentina
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