Un quadro generale della letteratura bresciana nel Settecento viene delineato da ELISABETTA SELMI nel suo contributo Cultura e produzione letteraria a Brescia nel Settecento, in cui la studiosa prende in considerazione il panorama culturale cittadino e la produzione di alcuni letterati illustri - non si può certo prescindere dai Mazzuchelli, dai Chiari, dai Querini, anche se quest’ultimo è più promotore di iniziative culturali che letterato in senso stretto -, senza però trascurare alcuni autori, come usa dire in questi casi, minori, quale ad esempio un Domenico Colombo. Il canone degli autori bresciani benemeriti è poi ripreso e fissato nel primo volume di Mille anni di letteratura bresciana, nel quale - accanto alle vite degli autori - viene presentata anche una scelta antologica dei medesimi. A partire da questi due strumenti di studio, affiancati dall’analisi di quanto è stato scritto per i singoli autori, potremmo iniziare a trarre alcune considerazioni di carattere generale: Brescia, sottoposta alla dominazione veneta fino al 1797, dal punto di vista culturale appare più legata a quella che potremmo definire anacronisticamente linea lombarda. I letterati bresciani, infatti, si mostrano filo-milanesi più che filo-veneziani; e forse non è un caso se il “Caffè” si stampa a Brescia, rinsaldando così il fil rouge tra i redattori milanesi e il corrispondente bresciano Giuseppe Colpani. Questa tendenza si riflette anche in ambito teatrale: il grande rivale di Goldoni, Pietro Chiari, non trova infatti spazio nei teatri bresciani, che non vogliono dar corso alle cose “bislacche” che egli mette in scena; e anche come romanziere non ha certo miglior fortuna. Anche dal punto di vista critico, è interessante vedere come negli ultimi anni, in particolare dal 1985, in corrispondenza con il bicentenario della morte, si siano moltiplicati i contributi scientifici che lo riguardano, ma solo pochissimi sono di autori bresciani: la damnatio memoriae, insomma, continua a persistere. Il Settecento è per Brescia soprattutto un secolo erudito, come dimostra l’opera storiografica di Giammaria Mazzuchelli, a cui di recente è stato dedicato un convegno, proprio con l’intento di propiziare gli studi intorno ad una figura di erudito paragonabile a quella di un Muratori, se non proprio a quella di un Maffei. Lo studio del vasto carteggio, e di quello di servizio del suo segretario, Giambattista Rodella, permette di capire i criteri con cui sono state ricostruite le vite degli Scrittori d’Italia, ma ne mettono in rilievo anche gli interessi collezionistici. La moda degli studi di genere, o comunque l’interesse recente per l’eduzione e la scrittura al femminile, ha trovato una sua applicazione anche a Brescia: siamo così in grado di avere notizie sulle poesie di Diamante Medaglia Faini, ma anche sul salotto letterario di Camilla Solar d’Asti Fenaroli. Letteratura certo meno impegnata di quella del Mazzuchelli, epistolari, diciamo così, “galanti”, che rivelano però come nei salotti delle nobildonne bresciane nascessero conversazioni letterarie di rilievo, in una temperie culturale stimolante, la stessa che ritroverà, qualche anno più tardi, anche Ugo Foscolo.

(2013). «Onore e decoro delle muse bresciane». La letteratura bresciana del Settecento nei contributi critici . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/230913

«Onore e decoro delle muse bresciane». La letteratura bresciana del Settecento nei contributi critici

Cappelletti, Cristina
2013

Abstract

Un quadro generale della letteratura bresciana nel Settecento viene delineato da ELISABETTA SELMI nel suo contributo Cultura e produzione letteraria a Brescia nel Settecento, in cui la studiosa prende in considerazione il panorama culturale cittadino e la produzione di alcuni letterati illustri - non si può certo prescindere dai Mazzuchelli, dai Chiari, dai Querini, anche se quest’ultimo è più promotore di iniziative culturali che letterato in senso stretto -, senza però trascurare alcuni autori, come usa dire in questi casi, minori, quale ad esempio un Domenico Colombo. Il canone degli autori bresciani benemeriti è poi ripreso e fissato nel primo volume di Mille anni di letteratura bresciana, nel quale - accanto alle vite degli autori - viene presentata anche una scelta antologica dei medesimi. A partire da questi due strumenti di studio, affiancati dall’analisi di quanto è stato scritto per i singoli autori, potremmo iniziare a trarre alcune considerazioni di carattere generale: Brescia, sottoposta alla dominazione veneta fino al 1797, dal punto di vista culturale appare più legata a quella che potremmo definire anacronisticamente linea lombarda. I letterati bresciani, infatti, si mostrano filo-milanesi più che filo-veneziani; e forse non è un caso se il “Caffè” si stampa a Brescia, rinsaldando così il fil rouge tra i redattori milanesi e il corrispondente bresciano Giuseppe Colpani. Questa tendenza si riflette anche in ambito teatrale: il grande rivale di Goldoni, Pietro Chiari, non trova infatti spazio nei teatri bresciani, che non vogliono dar corso alle cose “bislacche” che egli mette in scena; e anche come romanziere non ha certo miglior fortuna. Anche dal punto di vista critico, è interessante vedere come negli ultimi anni, in particolare dal 1985, in corrispondenza con il bicentenario della morte, si siano moltiplicati i contributi scientifici che lo riguardano, ma solo pochissimi sono di autori bresciani: la damnatio memoriae, insomma, continua a persistere. Il Settecento è per Brescia soprattutto un secolo erudito, come dimostra l’opera storiografica di Giammaria Mazzuchelli, a cui di recente è stato dedicato un convegno, proprio con l’intento di propiziare gli studi intorno ad una figura di erudito paragonabile a quella di un Muratori, se non proprio a quella di un Maffei. Lo studio del vasto carteggio, e di quello di servizio del suo segretario, Giambattista Rodella, permette di capire i criteri con cui sono state ricostruite le vite degli Scrittori d’Italia, ma ne mettono in rilievo anche gli interessi collezionistici. La moda degli studi di genere, o comunque l’interesse recente per l’eduzione e la scrittura al femminile, ha trovato una sua applicazione anche a Brescia: siamo così in grado di avere notizie sulle poesie di Diamante Medaglia Faini, ma anche sul salotto letterario di Camilla Solar d’Asti Fenaroli. Letteratura certo meno impegnata di quella del Mazzuchelli, epistolari, diciamo così, “galanti”, che rivelano però come nei salotti delle nobildonne bresciane nascessero conversazioni letterarie di rilievo, in una temperie culturale stimolante, la stessa che ritroverà, qualche anno più tardi, anche Ugo Foscolo.
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