In che modo si può affrontare, secondo la sensibilità delle scienze umane declinate attraverso le metodologie dell’antropologia, il tema della vita? E cosa hanno da dire queste discipline su questo argomento che, nella nostra contemporaneità, sembra sempre più diventare oggetto di riflessione ad appannaggio di altre discorsività, come le scienze biologiche, quelle mediche e, più in generale, le scienze naturali? Ciò che ci presenta Fassin, è un duplice progetto: quello di fondazione, bourdieusiana e foucaultiana, di un pensiero critico non dogmatico e non ideologico, che si muova nella direzione di una denaturalizzazione dei concetti che ci appaiono più familiari, primo tra tutti quello della vita; e, partendo da questa attitudine di critica epistemologica, le società contemporanee si dischiudano alla possibilità immanente di un percorso politico, capace di generare un più vasto umanesimo, attento al particolarismo dei contesti e delle storie e mai prono a generalizzazioni essenzializzanti.

(2020). [Recensione a:] Didier Fassin. De l’inégalité des vies. Leçon inaugurale prononcée au Collège de France le jeudi 16 janvier 2020. Paris, Éditions Fayard et Collège de France, 2020, 66 pp . In STUDI CULTURALI. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/233735

[Recensione a:] Didier Fassin. De l’inégalité des vies. Leçon inaugurale prononcée au Collège de France le jeudi 16 janvier 2020. Paris, Éditions Fayard et Collège de France, 2020, 66 pp

Quarta, Luigigiovanni
2020-01-01

Abstract

In che modo si può affrontare, secondo la sensibilità delle scienze umane declinate attraverso le metodologie dell’antropologia, il tema della vita? E cosa hanno da dire queste discipline su questo argomento che, nella nostra contemporaneità, sembra sempre più diventare oggetto di riflessione ad appannaggio di altre discorsività, come le scienze biologiche, quelle mediche e, più in generale, le scienze naturali? Ciò che ci presenta Fassin, è un duplice progetto: quello di fondazione, bourdieusiana e foucaultiana, di un pensiero critico non dogmatico e non ideologico, che si muova nella direzione di una denaturalizzazione dei concetti che ci appaiono più familiari, primo tra tutti quello della vita; e, partendo da questa attitudine di critica epistemologica, le società contemporanee si dischiudano alla possibilità immanente di un percorso politico, capace di generare un più vasto umanesimo, attento al particolarismo dei contesti e delle storie e mai prono a generalizzazioni essenzializzanti.
Quarta, Luigigiovanni
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