Designing for abandonment, in other words pre-occupied with the effects (divestment, loss of interest, obsolescence...) in the medium- to long-term produced by settlement dynamics. The theme takes prominence particularly for the settlement reorganization that characterizes territories with high settlement and production density, such as the Padano-Veneto region, where the set of spatial effects produced in particular by the reorganization of productive systems and logistic-commercial determines an overlapping of logics settlements with different scales and rationalities, and largely divorced from traditional spatial arrangements. Divestment looking ahead therefore, at the limits of practices of addition and current urban and territorial transformation: we have progressively assumed as a physiological development, neglecting its often its effects, the abandonment of spaces for production in consolidated fabrics in favor of suburban settlements: the decommissioning or underutilization of warehouses represents a waste of resources and at the same time a public problem from the territorial and environmental point of view. And from these considerations emerges the need to know how to place oneself in a "transition" phase, by its nature an "intermediate and critical" phase; thus taking an attitude open to risk and experimentation, setting aside certainties and protagonism. Precisely assume the term "transition," as the key to the historical place contemporary in the processes of organization/reorganization territorial, legitimizes a commitment to experimentation that invests the institutional subjects and territorial actors all.

Progettare l’abbandono, in altre parole pre-occuparsi degli effetti (dismissione, perdita di interesse, obsolescenza…) a mediolungo termine prodotte dalle dinamiche insediative. Il tema prende rilievo in particolare per la riorganizzazione insediativa che caratterizza territori ad alta densità insediativa e produttiva, quale la regione Padano-Veneta, dove l’insieme degli effetti territoriale prodotti in particolare dalla riorganizzazione dei sistemi produttivi e logistico-commerciali determina una sovrapposizione di logiche insediative con scale e razionalità differenti, e ampiamente avulse dagli assetti territoriali tradizionali. La dismissione guardando avanti quindi, ai limiti delle pratiche di addizione e di trasformazione urbana e territoriale attuali: abbiamo progressivamente assunto quale sviluppo fisiologico, trascurandone sovente gli effetti, l’abbandono di spazi per la produzione nei tessuti consolidati a favore di insediamenti extra-urbani: la dismissione o il sottoutilizzo di capannoni rappresenta uno spreco di risorse e insieme un problema pubblico dal punto di vista territoriale e ambientale. E da queste considerazioni emerge la necessità di sapersi collocare in una fase di “transizione”, per sua natura fase “intermedia e critica”; assumere quindi un atteggiamento aperto al rischio e alla sperimentazione, accantonando certezze e protagonismi. Proprio assumere il termine “transizione”, quale chiave di collocazione storica contemporanea nei processi di organizzazione/riorganizzazione territoriale, legittima un impegno di sperimentazione che investe i soggetti istituzionali e gli attori territoriali tutti.

(2022). Progettare l'abbandono di domani . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/233809

Progettare l'abbandono di domani

Adobati, Fulvio
2022-01-01

Abstract

Progettare l’abbandono, in altre parole pre-occuparsi degli effetti (dismissione, perdita di interesse, obsolescenza…) a mediolungo termine prodotte dalle dinamiche insediative. Il tema prende rilievo in particolare per la riorganizzazione insediativa che caratterizza territori ad alta densità insediativa e produttiva, quale la regione Padano-Veneta, dove l’insieme degli effetti territoriale prodotti in particolare dalla riorganizzazione dei sistemi produttivi e logistico-commerciali determina una sovrapposizione di logiche insediative con scale e razionalità differenti, e ampiamente avulse dagli assetti territoriali tradizionali. La dismissione guardando avanti quindi, ai limiti delle pratiche di addizione e di trasformazione urbana e territoriale attuali: abbiamo progressivamente assunto quale sviluppo fisiologico, trascurandone sovente gli effetti, l’abbandono di spazi per la produzione nei tessuti consolidati a favore di insediamenti extra-urbani: la dismissione o il sottoutilizzo di capannoni rappresenta uno spreco di risorse e insieme un problema pubblico dal punto di vista territoriale e ambientale. E da queste considerazioni emerge la necessità di sapersi collocare in una fase di “transizione”, per sua natura fase “intermedia e critica”; assumere quindi un atteggiamento aperto al rischio e alla sperimentazione, accantonando certezze e protagonismi. Proprio assumere il termine “transizione”, quale chiave di collocazione storica contemporanea nei processi di organizzazione/riorganizzazione territoriale, legittima un impegno di sperimentazione che investe i soggetti istituzionali e gli attori territoriali tutti.
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