Experiencing pain—especially when it could be avoided—is often delegitimized, as it is seen to harm the integrity of the body and a culturally produced sensory normativity. The ethnographic case of European body suspensions—namely the lifting of a participant through metal hooks temporarily inserted into the skin—reveals a meaning-making process in which pain becomes a tool for intervention and for producing an ideal Self. Through the alteration of the state of consciousness, the individual engages with their capacity to perceive the body, the self, others, and the environment, creating an opportunity for regeneration through a new, self-produced sensorium. The symbolic exchange with the limit allows for the production of an enhanced Self, harmonious and explicitly shaped as an intentional poietic object. The person who suspends themselves thus gives form to their own being through pain and through the disruption of ordinary perceptual abilities: pain deconstructs the sense of self and opens a space for constructing a new form of humanity.

Vivere un dolore, soprattutto laddove evitabile, è una scelta spesso delegittimata poiché lede l’integrità del corpo e una normatività sensoriale culturalmente prodotta. Il caso etnografico delle sospensioni corporee Europee, ovvero il sollevamento di un protagonista tramite ganci metallici temporaneamente inseriti nella pelle, mostra una significazione del dolore come strumento di intervento e produzione di un Io ideale. Grazie all’alterazione dello stato di coscienza, l’individuo mette mano alla sua capacità di percepire il corpo, se stesso, gli altri e l’ambiente, andando a creare l’opportunità di rigenerarsi in virtù di una sensorialità nuova e auto-prodotta. Lo scambio simbolico con il limite permette di produrre un nuovo Io potenziato, in armonia ed esplicito oggetto di intenzione poietica. La persona che si sospende dà così forma a se stessa attraverso il dolore e l’alterazione delle ordinarie abilità di percezione: il dolore decostruisce il senso di sé e lascia spazio per costruire una nuova forma di umanità.

(2024). Il dolore che ti entra nella carne. Una lettura antropo-poietica tra decostruzione e creazione di umanità . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/313670

Il dolore che ti entra nella carne. Una lettura antropo-poietica tra decostruzione e creazione di umanità

Manfredi, Federica
2024-01-01

Abstract

Experiencing pain—especially when it could be avoided—is often delegitimized, as it is seen to harm the integrity of the body and a culturally produced sensory normativity. The ethnographic case of European body suspensions—namely the lifting of a participant through metal hooks temporarily inserted into the skin—reveals a meaning-making process in which pain becomes a tool for intervention and for producing an ideal Self. Through the alteration of the state of consciousness, the individual engages with their capacity to perceive the body, the self, others, and the environment, creating an opportunity for regeneration through a new, self-produced sensorium. The symbolic exchange with the limit allows for the production of an enhanced Self, harmonious and explicitly shaped as an intentional poietic object. The person who suspends themselves thus gives form to their own being through pain and through the disruption of ordinary perceptual abilities: pain deconstructs the sense of self and opens a space for constructing a new form of humanity.
scientifica
Italiano
2024
Gli altri e noi. Saggi in onore di Francesco Remotti
González Díez, Javier; Gusman, Alessandro
cartaceo
online
9791255001171
9791255001188
229
247
Italy
Torino
Accademia University Press
esperti non anonimi
Settore SDEA-01/A - Discipline demoetnoantropologiche
Sospensione corporea; Dolore; Catarsi; Stato alterato di coscienza; Rigenerazione sensoriale
Body suspension; Pain; Self-transformation; Altered consciousness; Sensorial regeneration
Vivere un dolore, soprattutto laddove evitabile, è una scelta spesso delegittimata poiché lede l’integrità del corpo e una normatività sensoriale culturalmente prodotta. Il caso etnografico delle sospensioni corporee Europee, ovvero il sollevamento di un protagonista tramite ganci metallici temporaneamente inseriti nella pelle, mostra una significazione del dolore come strumento di intervento e produzione di un Io ideale. Grazie all’alterazione dello stato di coscienza, l’individuo mette mano alla sua capacità di percepire il corpo, se stesso, gli altri e l’ambiente, andando a creare l’opportunità di rigenerarsi in virtù di una sensorialità nuova e auto-prodotta. Lo scambio simbolico con il limite permette di produrre un nuovo Io potenziato, in armonia ed esplicito oggetto di intenzione poietica. La persona che si sospende dà così forma a se stessa attraverso il dolore e l’alterazione delle ordinarie abilità di percezione: il dolore decostruisce il senso di sé e lascia spazio per costruire una nuova forma di umanità.
info:eu-repo/semantics/bookPart
(2024). Il dolore che ti entra nella carne. Una lettura antropo-poietica tra decostruzione e creazione di umanità . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/313670
reserved
1.2 Contributi in volume - Book chapters::1.2.01 Contributi in volume (Capitoli o Saggi) - Book Chapters/Essays
Non definito
Manfredi, Federica
1
268
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