Nel solco metodologico di recenti studi sul contesto intellettuale laico, nel quale a cavaliere tra Due e Trecento, soprattutto in Toscana, prese corpo l’eccezione italiana di una comunità di scrittori in volgare di estrazione professionale giuridico-notarile e attivi nella dirigenza delle istituzioni comunali, il presente contributo, pur senza nutrire ambizioni di esaustività, vorrebbe iniziare a colmare uno spazio ancora aperto alla riflessione nell’ambito della bibliografia dantesca. Da tale prospettiva si intende indagare la potenziale funzione di modello svolta dalla prosa del Duecento nei confronti delle prove letterarie giovanili dell’Alighieri, in particolare nei riguardi dell’invenzione dantesca del prosimetro in volgare, che si colloca nel vivo della stagione fiorentina del volgarizzamento e pressoché contestualmente alla prima circolazione dell’opera in prosa del giudice fiorentino Bono Giamboni. A un raffronto con l’opera di quest’ultimo, che già Cesare Segre definiva «il maggior prosatore toscano del Duecento» e che tuttavia vanta a oggi una presenza assai ridotta negli studi danteschi, è dedicato il nucleo argomentativo principale del presente contributo, nel quale si iniziano a proporre puntuali raffronti intertestuali e interdiscorsivi tra la prosa giamboniana da un lato e la Vita nova, il Convivio e la Commedia dall’altro.

Un precursore di Dante nella Firenze del Duecento: il caso di Bono Giamboni

Luca Lombardo
2025-01-01

Abstract

Nel solco metodologico di recenti studi sul contesto intellettuale laico, nel quale a cavaliere tra Due e Trecento, soprattutto in Toscana, prese corpo l’eccezione italiana di una comunità di scrittori in volgare di estrazione professionale giuridico-notarile e attivi nella dirigenza delle istituzioni comunali, il presente contributo, pur senza nutrire ambizioni di esaustività, vorrebbe iniziare a colmare uno spazio ancora aperto alla riflessione nell’ambito della bibliografia dantesca. Da tale prospettiva si intende indagare la potenziale funzione di modello svolta dalla prosa del Duecento nei confronti delle prove letterarie giovanili dell’Alighieri, in particolare nei riguardi dell’invenzione dantesca del prosimetro in volgare, che si colloca nel vivo della stagione fiorentina del volgarizzamento e pressoché contestualmente alla prima circolazione dell’opera in prosa del giudice fiorentino Bono Giamboni. A un raffronto con l’opera di quest’ultimo, che già Cesare Segre definiva «il maggior prosatore toscano del Duecento» e che tuttavia vanta a oggi una presenza assai ridotta negli studi danteschi, è dedicato il nucleo argomentativo principale del presente contributo, nel quale si iniziano a proporre puntuali raffronti intertestuali e interdiscorsivi tra la prosa giamboniana da un lato e la Vita nova, il Convivio e la Commedia dall’altro.
articolo
2025
Lombardo, Luca
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