This study examines the dialectical relationship between political violence, legitimation processes, and state formation through a systematic comparative analysis of three Middle Eastern armed non-state actors: Irgun Tzvai Leumi, the Palestine Liberation Organization, and Hezbollah. Employing Carl Schmitt's Theorie des Partisanen as a theoretical framework and adopting a Most Different System Design methodology, the research demonstrates how organizations initially designated as terrorist entities underwent transitions toward political and institutional recognition. The persistent absence of a universally codified definition of terrorism structurally enables the juridical and semantic ambiguities inherent in such transformations. The analysis shows that legitimacy derives not from the ontological nature of violent acts themselves, but from contingent processes of external recognition, support from geopolitically significant third-party actors, and the retrospective redefinition of violence within national liberation narratives. The Israeli counterterrorism paradigm further illustrates how pragmatic, non-doctrinaire approaches prioritize operational adaptability over normative codification in responding to asymmetric threats. The study concludes that terrorism functions as a catalyst for national liberation only when embedded within broader structural political transformations and accompanied by institutional recognition, thereby transforming delegitimized violence into legitimate political capital through historical recontextualization.

Il saggio interroga la complessa relazione tra violenza politica, legittimazione e costruzione statuale attraverso l'analisi comparata di tre movimenti armati mediorientali: l'Irgun israeliano, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Hezbollah libanese. Adottando come chiave interpretativa la Teoria del Partigiano di Carl Schmitt e impiegando il metodo del Most Different System Design, lo studio evidenzia come attori inizialmente classificati come terroristi possano transitare verso forme di riconoscimento politico e istituzionale. L'assenza di una definizione universalmente condivisa di terrorismo emerge come elemento costitutivo dell'ambiguità giuridica e politica che caratterizza tali trasformazioni. L'analisi documenta come la legittimità non dipenda dalla natura intrinseca degli atti violenti, ma dai processi di riconoscimento esterno, dal sostegno di “terzi potenti” e dalla capacità di risignificare retrospettivamente la violenza come lotta di liberazione. Il caso israeliano dimostra inoltre come l'approccio antiterrorismo pragmatico, non codificato in dottrine formali, risponda alle minacce attraverso adattamento continuo piuttosto che attraverso principi rigidi. Lo studio conclude che il terrorismo può contribuire a processi di liberazione nazionale solo quando accompagnato da trasformazioni politiche strutturali e riconoscimento istituzionale, trasformandosi così da sintomo violento in capitale politico legittimato.

(2026). Il terrorismo può liberare le nazioni? Dalla clandestinità alla statualità: una lettura comparata tra Irgun, OLP e Hezbollah attraverso la teoriadel partigiano di Carl Schmitt [journal article - articolo]. In MONDO CONTEMPORANEO. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/327552

Il terrorismo può liberare le nazioni? Dalla clandestinità alla statualità: una lettura comparata tra Irgun, OLP e Hezbollah attraverso la teoria del partigiano di Carl Schmitt

Brunelli, Michele
2026-01-01

Abstract

This study examines the dialectical relationship between political violence, legitimation processes, and state formation through a systematic comparative analysis of three Middle Eastern armed non-state actors: Irgun Tzvai Leumi, the Palestine Liberation Organization, and Hezbollah. Employing Carl Schmitt's Theorie des Partisanen as a theoretical framework and adopting a Most Different System Design methodology, the research demonstrates how organizations initially designated as terrorist entities underwent transitions toward political and institutional recognition. The persistent absence of a universally codified definition of terrorism structurally enables the juridical and semantic ambiguities inherent in such transformations. The analysis shows that legitimacy derives not from the ontological nature of violent acts themselves, but from contingent processes of external recognition, support from geopolitically significant third-party actors, and the retrospective redefinition of violence within national liberation narratives. The Israeli counterterrorism paradigm further illustrates how pragmatic, non-doctrinaire approaches prioritize operational adaptability over normative codification in responding to asymmetric threats. The study concludes that terrorism functions as a catalyst for national liberation only when embedded within broader structural political transformations and accompanied by institutional recognition, thereby transforming delegitimized violence into legitimate political capital through historical recontextualization.
articolo
2026
Il saggio interroga la complessa relazione tra violenza politica, legittimazione e costruzione statuale attraverso l'analisi comparata di tre movimenti armati mediorientali: l'Irgun israeliano, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Hezbollah libanese. Adottando come chiave interpretativa la Teoria del Partigiano di Carl Schmitt e impiegando il metodo del Most Different System Design, lo studio evidenzia come attori inizialmente classificati come terroristi possano transitare verso forme di riconoscimento politico e istituzionale. L'assenza di una definizione universalmente condivisa di terrorismo emerge come elemento costitutivo dell'ambiguità giuridica e politica che caratterizza tali trasformazioni. L'analisi documenta come la legittimità non dipenda dalla natura intrinseca degli atti violenti, ma dai processi di riconoscimento esterno, dal sostegno di “terzi potenti” e dalla capacità di risignificare retrospettivamente la violenza come lotta di liberazione. Il caso israeliano dimostra inoltre come l'approccio antiterrorismo pragmatico, non codificato in dottrine formali, risponda alle minacce attraverso adattamento continuo piuttosto che attraverso principi rigidi. Lo studio conclude che il terrorismo può contribuire a processi di liberazione nazionale solo quando accompagnato da trasformazioni politiche strutturali e riconoscimento istituzionale, trasformandosi così da sintomo violento in capitale politico legittimato.
Brunelli, Michele
(2026). Il terrorismo può liberare le nazioni? Dalla clandestinità alla statualità: una lettura comparata tra Irgun, OLP e Hezbollah attraverso la teoriadel partigiano di Carl Schmitt [journal article - articolo]. In MONDO CONTEMPORANEO. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/327552
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