Il contributo riprende uno degli argomenti affrontati da Fiorenzo Toso in diverse sedi, ossia le convergenze e le divergenze fra i dialetti liguri e quelli dell’Italia «padana»; il discorso viene ripreso tramite una disamina critica condotta sull’Opera Jocunda di Giovan Giorgio Alione (1470 ca.?-post 1521), testo noto ma ancora oggi oggetto di studi della letteratura piemontese cinquecentesca. L’opera, scritta nel dialetto astigiano del tempo, che mostra tratti notevolmente più arcaici rispetto a quello contemporaneo, in parte torinesizzato, rivela diverse consonanze tra l’area ligure e quella piemontese meridionale, poi attenuatesi o perse del tutto, nei secoli successivi nei dialetti dell’area. Ferrarotti richiama inoltre le (pur minime) parti in genovese presenti nell’opera di Alione e la rappresentazione culturale dei genovesi (soprattutto tramite lessico di matrice mediterranea), per poi soffermarsi sulle caratteristiche linguistiche anticamente condivise tra l’astigiano e i dialetti liguri, ancora rinvenibili in parte significativa nelle aree di confine tra Piemonte e Liguria meno soggette all’influenza del genovese o agli sviluppi successivi verificatisi in quella varietà.
(2026). Genovese e «lombardo» (cioè astigiano): continuità e discontinuità linguistiche . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/327865
Genovese e «lombardo» (cioè astigiano): continuità e discontinuità linguistiche
Ferrarotti, Lorenzo
2026-01-01
Abstract
Il contributo riprende uno degli argomenti affrontati da Fiorenzo Toso in diverse sedi, ossia le convergenze e le divergenze fra i dialetti liguri e quelli dell’Italia «padana»; il discorso viene ripreso tramite una disamina critica condotta sull’Opera Jocunda di Giovan Giorgio Alione (1470 ca.?-post 1521), testo noto ma ancora oggi oggetto di studi della letteratura piemontese cinquecentesca. L’opera, scritta nel dialetto astigiano del tempo, che mostra tratti notevolmente più arcaici rispetto a quello contemporaneo, in parte torinesizzato, rivela diverse consonanze tra l’area ligure e quella piemontese meridionale, poi attenuatesi o perse del tutto, nei secoli successivi nei dialetti dell’area. Ferrarotti richiama inoltre le (pur minime) parti in genovese presenti nell’opera di Alione e la rappresentazione culturale dei genovesi (soprattutto tramite lessico di matrice mediterranea), per poi soffermarsi sulle caratteristiche linguistiche anticamente condivise tra l’astigiano e i dialetti liguri, ancora rinvenibili in parte significativa nelle aree di confine tra Piemonte e Liguria meno soggette all’influenza del genovese o agli sviluppi successivi verificatisi in quella varietà.| File | Dimensione del file | Formato | |
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