Dalla meritocrazia alla meritorietà. Un percorso pedagogico affronta il tema del merito e della meritocrazia assumendo la scuola come luogo privilegiato per osservare come tali concetti vengano, di fatto, tradotti in pratiche di selezione, riconoscimento e attribuzione di valore. Muovendo da una ricognizione storico-etimologica, il lavoro mostra come l’uso corrente della meritocrazia sia spesso sorretto da un’evidenza solo apparente: la promessa di neutralità e giustizia, infatti, tende a oscurare la dipendenza dei risultati da condizioni materiali, culturali e relazionali profondamente diseguali, producendo effetti di legittimazione e riproduzione delle disparità anziché di emancipazione. In questa prospettiva, la tesi problematizza l’idea che il “successo” scolastico sia un indicatore autosufficiente di valore personale e mette in discussione l’assimilazione del merito a ciò che è immediatamente misurabile (voti, performance standardizzate, classifiche), evidenziando come tali dispositivi possano incentivare logiche competitive, generare ansia prestazionale e ridurre l’esperienza educativa a una corsa al risultato, con ricadute sul senso dello studio e sulle forme di partecipazione degli studenti al proprio percorso formativo. Il contributo teorico principale consiste nella proposta di un cambio di paradigma: dalla meritocrazia alla meritorietà. Se la meritocrazia, per come è spesso declinata nei contesti educativi, rischia di trasformare il merito in un “potere” capace di produrre gerarchie stabili e nuove esclusioni, la meritorietà viene delineata come una prospettiva pedagogica orientata al “criterio” del merito, cioè al riconoscimento situato e relazionale delle potenzialità personali, dei talenti anche latenti e dei progressi effettivi nel tempo. La meritorietà implica dunque non un indebolimento dell’esigenza di riconoscere impegno e responsabilità, ma una loro ricollocazione dentro percorsi personalizzati e dentro contesti capaci di offrire opportunità reali di sviluppo, valorizzando la singolarità degli studenti e le diverse forme dell’eccellenza (non riconducibili a un’unica metrica). In questa cornice, la scuola è chiamata a interrogarsi non solo su chi sia “meritevole”, ma anche su a quale prezzo si costruiscano i dispositivi di merito e su quali effetti pedagogici producano, specialmente per chi parte da condizionidi svantaggio. Accanto all’elaborazione teorica, la tesi presenta una ricerca empirica svolta nel territorio bergamasco (a.s. 2023/2024) con disegno a metodo misto, pensata per far emergere percezioni, rappresentazioni e implicazioni educative del paradigma meritocratico e, in parallelo, per individuare pratiche e possibilità di meritorietà. Il questionario semi-strutturato, somministrato tramite Google Moduli a 131 studenti delle classi quinte provenienti da liceo classico (38), liceo scientifico (28), istituto tecnico (23) e IeFP regionale (41), ha indagato sia le motivazioni di scelta del percorso di studi sia le opinioni su merito, meritocrazia e sviluppo dei talenti in ambito scolastico. La seconda fase ha previsto interviste semi-strutturate a 27 adulti (5 dirigenti e 22 docenti) per approfondire interpretazioni, pratiche valutative e letture delle dinamiche di inclusione/esclusione nella quotidianità scolastica. Dall’analisi emergono visioni non univoche: la meritocrazia è talvolta percepita come criterio “rigoroso” e potenzialmente garantista, ma convivono consapevolezze critiche circa il rischio di premiare soprattutto chi dispone di risorse familiari e culturali maggiori, oltre a timori legati alla pressione performativa e alla riduzione della valutazione a un mero conteggio di voti. Si evidenzia, inoltre, il peso delle aspettative familiari nell’orientamento e nella costruzione delle traiettorie scolastiche, con possibili effetti di compressione dell’autonomia decisionale degli studenti. In tale scenario, la meritorietà viene argomentata come orizzonte praticabile attraverso scelte didattiche e organizzative che rendano visibili talenti diversi (anche non accademici), moltiplichino le occasioni di espressione, e assumano la valutazione come dispositivo formativo capace di considerare risultati, processi, impegno e sviluppo personale.

(2026). Dalla meritocrazia alla meritorietà. Un percorso pedagogico . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/330587 Retrieved from http://dx.doi.org/10.13122/978-88-97253-41-9

Dalla meritocrazia alla meritorietà. Un percorso pedagogico

Capriotti, Virginia Santa
2026-07-13

Abstract

Dalla meritocrazia alla meritorietà. Un percorso pedagogico affronta il tema del merito e della meritocrazia assumendo la scuola come luogo privilegiato per osservare come tali concetti vengano, di fatto, tradotti in pratiche di selezione, riconoscimento e attribuzione di valore. Muovendo da una ricognizione storico-etimologica, il lavoro mostra come l’uso corrente della meritocrazia sia spesso sorretto da un’evidenza solo apparente: la promessa di neutralità e giustizia, infatti, tende a oscurare la dipendenza dei risultati da condizioni materiali, culturali e relazionali profondamente diseguali, producendo effetti di legittimazione e riproduzione delle disparità anziché di emancipazione. In questa prospettiva, la tesi problematizza l’idea che il “successo” scolastico sia un indicatore autosufficiente di valore personale e mette in discussione l’assimilazione del merito a ciò che è immediatamente misurabile (voti, performance standardizzate, classifiche), evidenziando come tali dispositivi possano incentivare logiche competitive, generare ansia prestazionale e ridurre l’esperienza educativa a una corsa al risultato, con ricadute sul senso dello studio e sulle forme di partecipazione degli studenti al proprio percorso formativo. Il contributo teorico principale consiste nella proposta di un cambio di paradigma: dalla meritocrazia alla meritorietà. Se la meritocrazia, per come è spesso declinata nei contesti educativi, rischia di trasformare il merito in un “potere” capace di produrre gerarchie stabili e nuove esclusioni, la meritorietà viene delineata come una prospettiva pedagogica orientata al “criterio” del merito, cioè al riconoscimento situato e relazionale delle potenzialità personali, dei talenti anche latenti e dei progressi effettivi nel tempo. La meritorietà implica dunque non un indebolimento dell’esigenza di riconoscere impegno e responsabilità, ma una loro ricollocazione dentro percorsi personalizzati e dentro contesti capaci di offrire opportunità reali di sviluppo, valorizzando la singolarità degli studenti e le diverse forme dell’eccellenza (non riconducibili a un’unica metrica). In questa cornice, la scuola è chiamata a interrogarsi non solo su chi sia “meritevole”, ma anche su a quale prezzo si costruiscano i dispositivi di merito e su quali effetti pedagogici producano, specialmente per chi parte da condizionidi svantaggio. Accanto all’elaborazione teorica, la tesi presenta una ricerca empirica svolta nel territorio bergamasco (a.s. 2023/2024) con disegno a metodo misto, pensata per far emergere percezioni, rappresentazioni e implicazioni educative del paradigma meritocratico e, in parallelo, per individuare pratiche e possibilità di meritorietà. Il questionario semi-strutturato, somministrato tramite Google Moduli a 131 studenti delle classi quinte provenienti da liceo classico (38), liceo scientifico (28), istituto tecnico (23) e IeFP regionale (41), ha indagato sia le motivazioni di scelta del percorso di studi sia le opinioni su merito, meritocrazia e sviluppo dei talenti in ambito scolastico. La seconda fase ha previsto interviste semi-strutturate a 27 adulti (5 dirigenti e 22 docenti) per approfondire interpretazioni, pratiche valutative e letture delle dinamiche di inclusione/esclusione nella quotidianità scolastica. Dall’analisi emergono visioni non univoche: la meritocrazia è talvolta percepita come criterio “rigoroso” e potenzialmente garantista, ma convivono consapevolezze critiche circa il rischio di premiare soprattutto chi dispone di risorse familiari e culturali maggiori, oltre a timori legati alla pressione performativa e alla riduzione della valutazione a un mero conteggio di voti. Si evidenzia, inoltre, il peso delle aspettative familiari nell’orientamento e nella costruzione delle traiettorie scolastiche, con possibili effetti di compressione dell’autonomia decisionale degli studenti. In tale scenario, la meritorietà viene argomentata come orizzonte praticabile attraverso scelte didattiche e organizzative che rendano visibili talenti diversi (anche non accademici), moltiplichino le occasioni di espressione, e assumano la valutazione come dispositivo formativo capace di considerare risultati, processi, impegno e sviluppo personale.
13-lug-2026
Capriotti, Virginia Santa
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