Era il 24 Aprile del 2013 quando un intero edificio commerciale crollò. Era il Rana Plaza di Dacca, capitale del Bangladesh, contenente, fra gli altri, diverse fabbriche tessili, a costituire le supply chains di marchi come Inditex, Primark e Benetton. La storia si fa più cupa al dettaglio che, a quelle che poi saranno risultate le innumerevoli vittime del crollo (in particolare lavoratori tessili) era stato imposto di andare a lavorare sebbene le diverse crepe nell’edificio avessero mosso gli ispettori a chiederne l’evacuazione. Nonostante l’impegno morale di rispondere ai principi di una responsabilità sociale, la storia di Dacca insegna quanto possa risultare difficile per un’impresa affermare che i propri prodotti vengano riforniti in maniera realmente ‘etica’. Essa insegna dunque quanto sia ancora troppo profondo il divario tra le promesse aziendali di una catena del valore etica e le realtà locali fatte di politiche corrotte e crepe pericolose (The Economist, 2013). E laddove la strategia della responsabilità sociale, come evidenziato nel Capitolo I, si pone l’obiettivo di ‘controbilanciare gli effetti negativi delle politiche aziendali realizzate al costo dello sfruttamento delle risorse naturali e sociali di uno specifico territorio’, la strada si presenta, per le imprese, sebbene possibile, ancora lunga.
Corporate Social Responsibility
Capo F.;
2015-01-01
Abstract
Era il 24 Aprile del 2013 quando un intero edificio commerciale crollò. Era il Rana Plaza di Dacca, capitale del Bangladesh, contenente, fra gli altri, diverse fabbriche tessili, a costituire le supply chains di marchi come Inditex, Primark e Benetton. La storia si fa più cupa al dettaglio che, a quelle che poi saranno risultate le innumerevoli vittime del crollo (in particolare lavoratori tessili) era stato imposto di andare a lavorare sebbene le diverse crepe nell’edificio avessero mosso gli ispettori a chiederne l’evacuazione. Nonostante l’impegno morale di rispondere ai principi di una responsabilità sociale, la storia di Dacca insegna quanto possa risultare difficile per un’impresa affermare che i propri prodotti vengano riforniti in maniera realmente ‘etica’. Essa insegna dunque quanto sia ancora troppo profondo il divario tra le promesse aziendali di una catena del valore etica e le realtà locali fatte di politiche corrotte e crepe pericolose (The Economist, 2013). E laddove la strategia della responsabilità sociale, come evidenziato nel Capitolo I, si pone l’obiettivo di ‘controbilanciare gli effetti negativi delle politiche aziendali realizzate al costo dello sfruttamento delle risorse naturali e sociali di uno specifico territorio’, la strada si presenta, per le imprese, sebbene possibile, ancora lunga.Pubblicazioni consigliate
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