Di fronte alla crescente complessità che caratterizza gli scenari globali odierni, l’educazione è chiamata a riflettere sugli assunti attraverso i quali struttura le sue pratiche, interrogandosi sulle modalità con cui interpreta e affronta i cambiamenti della contemporaneità. La volontà di analizzare gli eventi isolandone gli elementi al fine di prevederli e controllarli e la credenza di poter esistere separatamente dall’ambiente hanno incoraggiato un atteggiamento estrattivo nei confronti della natura e degli altri, impoverendo le condizioni di vivibilità. Soluzioni semplicistiche a problemi multidimensionali rischiano di produrre essenzialismi, riduzionismi, antagonismi: diviene necessaria una lettura capace di tenere insieme la pluralità di livelli di cui si compone l’esperienza umana, di metterne in luce la relazionalità e di cogliere le interconnessioni. Problematizzando il modello di conoscenza inteso come insieme di nozioni disincarnate da trasmettere unilateralmente a una mente astratta, l’embodied cognitive science ridefinisce il ruolo del corpo e del movimento nella costruzione di significati. L’individuo inteso come corpo-mente-ambiente in relazione descrive in un’ottica circolare le co-dipendenze che legano organizzazioni viventi ed ecosistemi, sfidando la pedagogia ad assumere una prospettiva sistemica nella gestione dei processi di apprendimento. Se tradizionalmente il corpo – il cui bisogno di muoversi è percepito come un ostacolo – viene confinato nell’immobilismo mentre la mente viene ‘riempita’ passivamente di informazioni, la ricerca neuroscientifica evidenzia la relazione tra schemi motori e conoscenza: è mediante l’esplorazione attiva dello spazio che il soggetto partecipa, insieme agli altri, alla generazione di nuovi significati. Il corpo, con la sua vitalità, si pone come soggetto capace di trasformare la realtà attraverso scambi continui e reciproci con il mondo circostante; considerare l’intersoggettività come dimensione costitutiva dell’essere umano favorisce una progettualità volta alla convivenza responsabile e alla realizzazione di azioni sostenibili, ideate nella consapevolezza di condividere una comunità di destino.

(2026). La mente ecologica: verso una prospettiva embodied in educazione . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/333986

La mente ecologica: verso una prospettiva embodied in educazione

Brembilla, Maria
2026-01-01

Abstract

Di fronte alla crescente complessità che caratterizza gli scenari globali odierni, l’educazione è chiamata a riflettere sugli assunti attraverso i quali struttura le sue pratiche, interrogandosi sulle modalità con cui interpreta e affronta i cambiamenti della contemporaneità. La volontà di analizzare gli eventi isolandone gli elementi al fine di prevederli e controllarli e la credenza di poter esistere separatamente dall’ambiente hanno incoraggiato un atteggiamento estrattivo nei confronti della natura e degli altri, impoverendo le condizioni di vivibilità. Soluzioni semplicistiche a problemi multidimensionali rischiano di produrre essenzialismi, riduzionismi, antagonismi: diviene necessaria una lettura capace di tenere insieme la pluralità di livelli di cui si compone l’esperienza umana, di metterne in luce la relazionalità e di cogliere le interconnessioni. Problematizzando il modello di conoscenza inteso come insieme di nozioni disincarnate da trasmettere unilateralmente a una mente astratta, l’embodied cognitive science ridefinisce il ruolo del corpo e del movimento nella costruzione di significati. L’individuo inteso come corpo-mente-ambiente in relazione descrive in un’ottica circolare le co-dipendenze che legano organizzazioni viventi ed ecosistemi, sfidando la pedagogia ad assumere una prospettiva sistemica nella gestione dei processi di apprendimento. Se tradizionalmente il corpo – il cui bisogno di muoversi è percepito come un ostacolo – viene confinato nell’immobilismo mentre la mente viene ‘riempita’ passivamente di informazioni, la ricerca neuroscientifica evidenzia la relazione tra schemi motori e conoscenza: è mediante l’esplorazione attiva dello spazio che il soggetto partecipa, insieme agli altri, alla generazione di nuovi significati. Il corpo, con la sua vitalità, si pone come soggetto capace di trasformare la realtà attraverso scambi continui e reciproci con il mondo circostante; considerare l’intersoggettività come dimensione costitutiva dell’essere umano favorisce una progettualità volta alla convivenza responsabile e alla realizzazione di azioni sostenibili, ideate nella consapevolezza di condividere una comunità di destino.
2026
Brembilla, Maria
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