Il contributo esplora il potenziale pedagogico dell'Embodied Cognition, propo-nendo il superamento del dualismo mente-corpo e dell'iper-indoorizzazione che caratteriz-zano la scuola italiana. Nonostante le evidenze scientifiche dimostrino la centralità della corporeità nei processi cognitivi, gli studenti restano spesso confinati in aule tradizionali e costretti all’immobilità. I dati OMS sulla mobilità scolastica evidenziano una drastica ridu-zione dell'autonomia dei minori in Italia, penalizzati da spazi urbani talvolta insicuri e modelli familiari iperprotettivi. Per invertire questa tendenza, l'articolo promuove una didattica attiva basata sul movimento e sull’Outdoor Education, valorizzando la città e il territorio come ecosistemi formativi polisemici e informali. Richiamando modelli virtuosi come quello fin-landese e le teorie della città educativa, si suggerisce una transizione verso una scuola diffusa. Questo cambiamento richiede una revisione della formazione universitaria e in itinere dei docenti, estesa alla capacità di coinvolgere i genitori, e una rigenerazione urbana che renda gli spazi pubblici sicuri e accessibili.
(2026). Saperi incarnati: fare spazio al corpo [journal article - articolo]. In JOURNAL OF INCLUSIVE METHODOLOGY AND TECHNOLOGY IN LEARNING AND TEACHING. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/336485
Saperi incarnati: fare spazio al corpo
Sangalli, Silvia;Borgogni, Antonio
2026-01-01
Abstract
Il contributo esplora il potenziale pedagogico dell'Embodied Cognition, propo-nendo il superamento del dualismo mente-corpo e dell'iper-indoorizzazione che caratteriz-zano la scuola italiana. Nonostante le evidenze scientifiche dimostrino la centralità della corporeità nei processi cognitivi, gli studenti restano spesso confinati in aule tradizionali e costretti all’immobilità. I dati OMS sulla mobilità scolastica evidenziano una drastica ridu-zione dell'autonomia dei minori in Italia, penalizzati da spazi urbani talvolta insicuri e modelli familiari iperprotettivi. Per invertire questa tendenza, l'articolo promuove una didattica attiva basata sul movimento e sull’Outdoor Education, valorizzando la città e il territorio come ecosistemi formativi polisemici e informali. Richiamando modelli virtuosi come quello fin-landese e le teorie della città educativa, si suggerisce una transizione verso una scuola diffusa. Questo cambiamento richiede una revisione della formazione universitaria e in itinere dei docenti, estesa alla capacità di coinvolgere i genitori, e una rigenerazione urbana che renda gli spazi pubblici sicuri e accessibili.| File | Dimensione del file | Formato | |
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