Il presente contribuito intende riflettere sulla mappatura partecipativa come strumento etnografico innovativo per osservare specifiche pratiche culturali in relazione ai territori abitati e per stimolare pratiche di immaginazione territoriale collettiva, condivisa e situata, che siano generative di nuovi orizzonti sostenibili e alternativi. Il contributo si sviluppa a partire dal materiale etnografico raccolto durante una ricerca-azione incentrata sulla mappatura partecipativa dei soggetti che operano per la promozione del benessere giovanile nella provincia di Bergamo, con particolare riferimento alla Valle Brembana e alla Valle Imagna. Queste aree presentano sfide tipiche dei contesti montani come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la difficoltà ad accedere in modo equo a servizi e opportunità a causa della variabilità orografica e della frammentazione insediativa. Le mappe partecipative, la cui realizzazione ha coinvolto attori territoriali eterogenei, non rappresentano dei riferimenti geografici esatti, ma offrono un punto di vista privilegiato per accedere alle percezioni, esperienze e narrazioni sui territori vissuti, trasformando lo spazio in uno strumento di espressione culturale, immaginativa e politica (Brambilla 2022). Le mappe raccontano ‘cosa c’è’ e ‘chi c’è’ per i/le giovani, raccontano ‘cosa manca’, ma anche ‘cosa si desidera’. Raccontano le difficoltà del territorio vallare, ma anche le agentività, le attivazioni personali e collettive, i piccoli contributi che sognano in grande. In questo quadro, la rappresentazione cartografica diventa uno strumento attraverso cui è possibile ricostruire il senso del luogo (Tuan, [1977]2001; Feld, Basso 1996), concetto che affiora dall’intreccio tra memoria collettiva e legami affettivi con lo spazio (Grasseni 2004; Brambilla 2020), facendo emergere la distinzione tra chora e topos (Heidegger [1954]1976), tra space e place (De Certeau 1980, Mangani 2007). Lo spazio è, allora, un ‘luogo praticato’ e le mappe sono l’esito di un’esperienza condivisa, che restituisce una visione collettiva di pratiche agentive e immaginative (Iconoclasistas 2013; Bonato 2016; Bresciani, Micoli 2017). La scelta di cosa includere nella mappa partecipativa è quindi frutto di un processo di co-costruzione e di co-operazione in cui si intrecciano punti di vista, si sovrappongono esperienze, facendo emergere le relazioni, la risonanza fra soggetti e territori (Rosa 2017) che, in una prospettiva ecologica, permettono di abitare l’esperienza (Ingold, 2019). Vengono così “visibilizzate” attivazioni e direzioni, favorendo la generazione di nuove letture del territorio e di visioni condivise orientate al futuro. L’obiettivo non è quindi solamente quello di mappare il presente, ma di stimolare l’immagine del possibile futuro condiviso tra gli attori che partecipano al processo, chiedendosi quali possibilità immaginative e aspirative si muovono nei/nelle giovani cittadine/e dei territori. Le mappe del futuro divengono perciò lenti per osservare gli orizzonti immaginativi collettivi (Crapanzano 2003; Miyazaki 2004; Brambilla 2024).

(2026). Mappare il presente, immaginare il futuro. Mappatura partecipativa e benessere giovanile nelle valli bergamasche . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/336765

Mappare il presente, immaginare il futuro. Mappatura partecipativa e benessere giovanile nelle valli bergamasche

Brambilla, Chiara;Sangaletti, Maria
2026-01-01

Abstract

Il presente contribuito intende riflettere sulla mappatura partecipativa come strumento etnografico innovativo per osservare specifiche pratiche culturali in relazione ai territori abitati e per stimolare pratiche di immaginazione territoriale collettiva, condivisa e situata, che siano generative di nuovi orizzonti sostenibili e alternativi. Il contributo si sviluppa a partire dal materiale etnografico raccolto durante una ricerca-azione incentrata sulla mappatura partecipativa dei soggetti che operano per la promozione del benessere giovanile nella provincia di Bergamo, con particolare riferimento alla Valle Brembana e alla Valle Imagna. Queste aree presentano sfide tipiche dei contesti montani come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la difficoltà ad accedere in modo equo a servizi e opportunità a causa della variabilità orografica e della frammentazione insediativa. Le mappe partecipative, la cui realizzazione ha coinvolto attori territoriali eterogenei, non rappresentano dei riferimenti geografici esatti, ma offrono un punto di vista privilegiato per accedere alle percezioni, esperienze e narrazioni sui territori vissuti, trasformando lo spazio in uno strumento di espressione culturale, immaginativa e politica (Brambilla 2022). Le mappe raccontano ‘cosa c’è’ e ‘chi c’è’ per i/le giovani, raccontano ‘cosa manca’, ma anche ‘cosa si desidera’. Raccontano le difficoltà del territorio vallare, ma anche le agentività, le attivazioni personali e collettive, i piccoli contributi che sognano in grande. In questo quadro, la rappresentazione cartografica diventa uno strumento attraverso cui è possibile ricostruire il senso del luogo (Tuan, [1977]2001; Feld, Basso 1996), concetto che affiora dall’intreccio tra memoria collettiva e legami affettivi con lo spazio (Grasseni 2004; Brambilla 2020), facendo emergere la distinzione tra chora e topos (Heidegger [1954]1976), tra space e place (De Certeau 1980, Mangani 2007). Lo spazio è, allora, un ‘luogo praticato’ e le mappe sono l’esito di un’esperienza condivisa, che restituisce una visione collettiva di pratiche agentive e immaginative (Iconoclasistas 2013; Bonato 2016; Bresciani, Micoli 2017). La scelta di cosa includere nella mappa partecipativa è quindi frutto di un processo di co-costruzione e di co-operazione in cui si intrecciano punti di vista, si sovrappongono esperienze, facendo emergere le relazioni, la risonanza fra soggetti e territori (Rosa 2017) che, in una prospettiva ecologica, permettono di abitare l’esperienza (Ingold, 2019). Vengono così “visibilizzate” attivazioni e direzioni, favorendo la generazione di nuove letture del territorio e di visioni condivise orientate al futuro. L’obiettivo non è quindi solamente quello di mappare il presente, ma di stimolare l’immagine del possibile futuro condiviso tra gli attori che partecipano al processo, chiedendosi quali possibilità immaginative e aspirative si muovono nei/nelle giovani cittadine/e dei territori. Le mappe del futuro divengono perciò lenti per osservare gli orizzonti immaginativi collettivi (Crapanzano 2003; Miyazaki 2004; Brambilla 2024).
2026
Brambilla, Chiara; Sangaletti, Maria
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