L’articolo interpreta il rapporto tra realtà e finzione nella società dello spettacolo a partire dal confronto tra Iris Murdoch e Guy Debord. Muovendo dalla nozione murdochiana di attenzione alla realtà come possibile via d’uscita dagli automatismi della ripetizione, il testo analizza il modo in cui la pubblicità e le forme spettacolari trasformano il rapporto con i bisogni, i desideri e le asserzioni. Nella società dello spettacolo, infatti, la realtà tende a essere ricondotta alla sollecitazione puntuale, al consumo immediato e alla parcellizzazione temporale dell’esperienza; vengono così indebolite la continuità degli impegni, la memoria, la progettualità e la capacità di valutare la propria vita nel suo insieme. La distinzione tra realtà e finzione non può dunque essere semplicemente presupposta: essa diventa la posta di un conflitto pratico e politico. L’articolo conclude sostenendo la necessità di difendere e sviluppare una diversa configurazione del principio di realtà, fondata sull’attenzione prolungata, sulla comprensione e su forme di vita capaci di sottrarsi alla ripetizione spettacolare.
(2014). La realtà della finzione. Confliggere per il realismo nella società dello spettacolo . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/337305
La realtà della finzione. Confliggere per il realismo nella società dello spettacolo
Fanciullacci, Riccardo
2014-01-01
Abstract
L’articolo interpreta il rapporto tra realtà e finzione nella società dello spettacolo a partire dal confronto tra Iris Murdoch e Guy Debord. Muovendo dalla nozione murdochiana di attenzione alla realtà come possibile via d’uscita dagli automatismi della ripetizione, il testo analizza il modo in cui la pubblicità e le forme spettacolari trasformano il rapporto con i bisogni, i desideri e le asserzioni. Nella società dello spettacolo, infatti, la realtà tende a essere ricondotta alla sollecitazione puntuale, al consumo immediato e alla parcellizzazione temporale dell’esperienza; vengono così indebolite la continuità degli impegni, la memoria, la progettualità e la capacità di valutare la propria vita nel suo insieme. La distinzione tra realtà e finzione non può dunque essere semplicemente presupposta: essa diventa la posta di un conflitto pratico e politico. L’articolo conclude sostenendo la necessità di difendere e sviluppare una diversa configurazione del principio di realtà, fondata sull’attenzione prolungata, sulla comprensione e su forme di vita capaci di sottrarsi alla ripetizione spettacolare.| File | Dimensione del file | Formato | |
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