The paper seeks to reflect on the invisible and unappropriable dimension of the atmosphere, understood as a space of cultural survival, a methodological matrix, and a performative field for Indigenous practices of resistance aimed at rejecting the external imposition of extractivist colonial subjectivities. The field of analysis is the cross-media practice of Tanya Lukin Linklater (Kodiak Island, Alaska, 1976), whose work spans performance, choreography, installation, video, and writing, and in which the atmosphere becomes a trigger for the configuration of felt structures: embodied, resilient, ephemeral relational structures, constantly in motion and oriented toward processes of reclaiming ancestral knowledge and practices of the Alutiiq/Sugpiaq community of Kodiak Island, reactivated as means of resistance and cultural survival and ultimately placed in tension with the extractive dimensions implicit in museum display practices. The paper aims to explore the various ramifications of this concept, where body and language, memory and identity intersect, focusing on its temporal, spatial, and medial drifts. Particular attention is given to the deliberate friction that Linklater’s works establish with museum exhibition mechanisms, explicitly avoiding complete explanation and maintaining alive a state of productive inaccessibility, thereby recalling the practices of Nonperformance theorized by the poet and scholar Fred Moten.

Il contributo vuole riflettere sulla dimensione invisibile e inappropriabile dell’atmosfera, intesa come spazio di sopravvivenza culturale, matrice metodologica e campo performativo per pratiche di resistenza indigena, volte a rifiutare l’imposizione esterna di soggettività coloniali di matrice estrattiva. Campo di analisi è la pratica cross-mediale dell’artista Tanya Lukin Linklater (Isola di Kodiak, Alaska, 1976) che spazia tra performance, coreografia, installazione, video e scrittura, in cui l’atmosfera diventa innesco per la configurazione di felt structures: strutture relazionali incarnate, resilienti, effimere, in costante movimento e tese verso operazioni di riappropriazione di conoscenze e pratiche ancestrali della comunità Alutiiq/Sugpiaq dell’isola di Kodiak, riattivate come mezzi di resistenza e sopravvivenza culturale e infine poste in tensione con le dimensioni estrattive implicite nelle operazioni di display museale. Il contributo mira a esplorare le diverse diramazioni di questo concetto in cui si intersecano corpo e linguaggio, memoria e identità, focalizzandosi sulle sue derive temporali, spaziali e mediali, concentrandosi sulla voluta frizione che le opere di Linklater instaurano con i meccanismi espositivi museali, evitando esplicitamente una spiegazione completa e mantenendo vivo uno stato di inaccessibilità produttiva, richiamando le pratiche di Nonperformance teorizzate dal poeta e studioso Fred Moten.

(2026). Come una coltre di nuvole. L'atmosfera come campo di diserzione nelle felt structures di Tanya Lukin Linklater [journal article - articolo]. In ROOTS§ROUTES. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/327046

Come una coltre di nuvole. L'atmosfera come campo di diserzione nelle felt structures di Tanya Lukin Linklater

De Angelis, Piermario
2026-01-01

Abstract

The paper seeks to reflect on the invisible and unappropriable dimension of the atmosphere, understood as a space of cultural survival, a methodological matrix, and a performative field for Indigenous practices of resistance aimed at rejecting the external imposition of extractivist colonial subjectivities. The field of analysis is the cross-media practice of Tanya Lukin Linklater (Kodiak Island, Alaska, 1976), whose work spans performance, choreography, installation, video, and writing, and in which the atmosphere becomes a trigger for the configuration of felt structures: embodied, resilient, ephemeral relational structures, constantly in motion and oriented toward processes of reclaiming ancestral knowledge and practices of the Alutiiq/Sugpiaq community of Kodiak Island, reactivated as means of resistance and cultural survival and ultimately placed in tension with the extractive dimensions implicit in museum display practices. The paper aims to explore the various ramifications of this concept, where body and language, memory and identity intersect, focusing on its temporal, spatial, and medial drifts. Particular attention is given to the deliberate friction that Linklater’s works establish with museum exhibition mechanisms, explicitly avoiding complete explanation and maintaining alive a state of productive inaccessibility, thereby recalling the practices of Nonperformance theorized by the poet and scholar Fred Moten.
articolo
2026
Italiano
online
26
51
1
15
Settore ARTE-01/C - Storia dell'arte contemporanea
Performance; indigenous culture; atmosphere; embodiment; museology
Il contributo vuole riflettere sulla dimensione invisibile e inappropriabile dell’atmosfera, intesa come spazio di sopravvivenza culturale, matrice metodologica e campo performativo per pratiche di resistenza indigena, volte a rifiutare l’imposizione esterna di soggettività coloniali di matrice estrattiva. Campo di analisi è la pratica cross-mediale dell’artista Tanya Lukin Linklater (Isola di Kodiak, Alaska, 1976) che spazia tra performance, coreografia, installazione, video e scrittura, in cui l’atmosfera diventa innesco per la configurazione di felt structures: strutture relazionali incarnate, resilienti, effimere, in costante movimento e tese verso operazioni di riappropriazione di conoscenze e pratiche ancestrali della comunità Alutiiq/Sugpiaq dell’isola di Kodiak, riattivate come mezzi di resistenza e sopravvivenza culturale e infine poste in tensione con le dimensioni estrattive implicite nelle operazioni di display museale. Il contributo mira a esplorare le diverse diramazioni di questo concetto in cui si intersecano corpo e linguaggio, memoria e identità, focalizzandosi sulle sue derive temporali, spaziali e mediali, concentrandosi sulla voluta frizione che le opere di Linklater instaurano con i meccanismi espositivi museali, evitando esplicitamente una spiegazione completa e mantenendo vivo uno stato di inaccessibilità produttiva, richiamando le pratiche di Nonperformance teorizzate dal poeta e studioso Fred Moten.
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De Angelis, Piermario
info:eu-repo/semantics/article
open
(2026). Come una coltre di nuvole. L'atmosfera come campo di diserzione nelle felt structures di Tanya Lukin Linklater [journal article - articolo]. In ROOTS§ROUTES. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/327046
Non definito
1
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262
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