Nel dibattito pubblico e nelle politiche educative contemporanee1 il riferimento al merito è divenuto tanto frequente quanto ambiguo. La crescente centralità del discorso meritocratico si accompagna, tuttavia, a una progressiva opacità concettuale. La retorica meritocratica, presentata spesso come neutrale e oggettiva, rischia di occultare le sue dimensioni ideologiche e i suoi effetti selettivi, che incidono profondamente sul piano pedagogico, sociale e culturale. Se da un lato il principio meritocratico promette di premiare il talento e l’impegno individuale, dall’altro, come mostra un’analisi pedagogica più attenta, esso tende a legittimare forme di disuguaglianza e a rafforzare meccanismi di riproduzione sociale. Queste ambivalenze erano già state evidenziate, in chiave profetica, dal sociologo britannico Michael Young (1958), che nel suo The Rise of the Meritocracy metteva in guardia contro i rischi di una società governata dal “potere del merito”: una distopia in cui la posizione sociale, considerata pienamente conquistata, finisce per oscurare le disuguaglianze ereditarie e strutturali.
(2026). Oltre la meritocrazia: per una pedagogia della meritorietà . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/334085
Oltre la meritocrazia: per una pedagogia della meritorietà
Capriotti, Virginia
2026-01-01
Abstract
Nel dibattito pubblico e nelle politiche educative contemporanee1 il riferimento al merito è divenuto tanto frequente quanto ambiguo. La crescente centralità del discorso meritocratico si accompagna, tuttavia, a una progressiva opacità concettuale. La retorica meritocratica, presentata spesso come neutrale e oggettiva, rischia di occultare le sue dimensioni ideologiche e i suoi effetti selettivi, che incidono profondamente sul piano pedagogico, sociale e culturale. Se da un lato il principio meritocratico promette di premiare il talento e l’impegno individuale, dall’altro, come mostra un’analisi pedagogica più attenta, esso tende a legittimare forme di disuguaglianza e a rafforzare meccanismi di riproduzione sociale. Queste ambivalenze erano già state evidenziate, in chiave profetica, dal sociologo britannico Michael Young (1958), che nel suo The Rise of the Meritocracy metteva in guardia contro i rischi di una società governata dal “potere del merito”: una distopia in cui la posizione sociale, considerata pienamente conquistata, finisce per oscurare le disuguaglianze ereditarie e strutturali.| File | Dimensione del file | Formato | |
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