Il saggio esamina il fototesto really ground zero. 11. september und folgendes (2001) di Kathrin Röggla come dispositivo di elaborazione del trauma dell’11 settembre e, insieme, come critica delle forme mediali che ne hanno costruito la memoria. Dopo aver ricostruito il contesto dell’opera e la sua duplice natura verbale e visuale, l’analisi si concentra sul paratesto, sul titolo, sulla copertina e sul layout: la struttura bipartita, le colonne parallele, gli spazi bianchi e la sequenza di fotografie in bianco e nero riproducono e smontano al tempo stesso l’estetica del disastro e la sua reiterazione mediatica. Attraverso l’esame di immagini, dialoghi e citazioni politiche, il saggio mostra come Röggla metta in scena il conflitto fra esperienza vissuta e rappresentazione televisiva, evidenziando l’impossibilità di accedere a una realtà non filtrata dai media. Il fototesto emerge così come una pratica di contro-archiviazione e di “mediografia”: non offre una narrazione definitiva, ma espone le fratture, le ripetizioni e le retoriche del sistema informativo, affidando al lettore il compito interpretativo. La dissonanza fra parole e immagini diviene infine una forma di responsabilità critica, capace di individuare, oltre la superficie spettacolare dell’evento, residui di realtà e nuove modalità di memoria collettiva, oltre la semplice testimonianza individuale.
(2026). "adesso quindi ho una vita. una vera". really ground zero di Kathrin Röggla e il trauma della percezione . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/338305
"adesso quindi ho una vita. una vera". really ground zero di Kathrin Röggla e il trauma della percezione
Goggio, Alessandra
2026-01-01
Abstract
Il saggio esamina il fototesto really ground zero. 11. september und folgendes (2001) di Kathrin Röggla come dispositivo di elaborazione del trauma dell’11 settembre e, insieme, come critica delle forme mediali che ne hanno costruito la memoria. Dopo aver ricostruito il contesto dell’opera e la sua duplice natura verbale e visuale, l’analisi si concentra sul paratesto, sul titolo, sulla copertina e sul layout: la struttura bipartita, le colonne parallele, gli spazi bianchi e la sequenza di fotografie in bianco e nero riproducono e smontano al tempo stesso l’estetica del disastro e la sua reiterazione mediatica. Attraverso l’esame di immagini, dialoghi e citazioni politiche, il saggio mostra come Röggla metta in scena il conflitto fra esperienza vissuta e rappresentazione televisiva, evidenziando l’impossibilità di accedere a una realtà non filtrata dai media. Il fototesto emerge così come una pratica di contro-archiviazione e di “mediografia”: non offre una narrazione definitiva, ma espone le fratture, le ripetizioni e le retoriche del sistema informativo, affidando al lettore il compito interpretativo. La dissonanza fra parole e immagini diviene infine una forma di responsabilità critica, capace di individuare, oltre la superficie spettacolare dell’evento, residui di realtà e nuove modalità di memoria collettiva, oltre la semplice testimonianza individuale.| File | Dimensione del file | Formato | |
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